L’Italia al contrario

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Franano paesi costruiti sulla sabbia e non si trovano responsabili da nessuna parte. Quando c’è da tagliare nastri e salire su un palco accorrono, quando c’è da rispondere dei loro disastri, scappano a gambe levate

Un paese al contrario. Più sali, più diventi immune dai tuoi fallimenti. Più strisci, più al minimo errore sei spacciato. Ed ecco i risultati. L’Italia è allo sbando, ma le classi dirigenti sono sempre le stesse.

Balzano da decenni da una poltrona all’altra senza rispondere mai di nulla. E non ci sono dubbi. L’assenza di meritocrazia è il privilegio più insopportabile degli onorevoli, ma anche quello più devastante per un paese.

Perché finisce per essere governato da caste irremovibili che esprimono il peggio del paese invece che il meglio. Un paese al contrario. Tutto frana dopo due gocce, viaggiamo su strade e ferrovie da quarto mondo eppure i politicanti pensano alle grandi opere e ai grandi eventi per accorrere a tagliare nastri e salire su qualche palco con vista sulla prossima poltrona.

mentre i cittadini sprofondano nella miseria, i politicanti si godono l’alta società. Immuni dai loro fallimenti ma anche dalle malefatte che commettono e a tal proposito arriva l’ennesima riforma della giustizia sogno incompiuto di quel fenomeno criminoso che è stato Berlusconi, tre volte a Palazzo Chigi e trecento in tribunale dando perennemente la colpa a qualche giudice politicizzato.

Più sali, più i criminali diventano vittime perseguitate mentre le carceri sono strapiene di poveri diavoli. Un paese al contrario e la soluzione partorita dai politicanti è assolutamente coerente, soggiogare i giudici al potere politico almeno la smettono di ledere la maestà.

Non resta che sperare nella mannaia referendaria e nel frattempo scompisciarsi mentre l’Italia sovranista impartisce lezioni di giurisprudenza ed efficienza alla Svizzera. Più sali, più perdi la capacità di provare vergogna. Nel frattempo il mondo corre e la vecchia Italia arranca per un’artrite anche culturale che si fa sociale e politica.

Le solite facce e parole vuote, il solito trascinarsi tra emergenze e bolle mediatiche mentre i giovani scappano e altri fanno che non nascere più. Rischiamo la terza guerra mondiale e siamo alle porte di una nuova era multipolare e in Italia imperversa il gossip, il tennis e casi di cronaca nera trasformati in serie decennali per intrattenere il pubblico superstite mentre i più scappano a scrollare altrove e si tengono lontani perfino dalle urne in attesa di qualcosa di votabile.

Un paese fermo, frustrato e totalmente irrilevante sul piano internazionale, l’unica cosa in cui eccelliamo è la leccatura di piedi dei potenti di turno che sguazzano tra Washington e Bruxelles.

Perennemente ossequiosi, senza contenuti e quindi proposte, senza rotta e visione, procediamo a rimorchio con al timone politicanti che nonostante una collezione impressionante di disastri e nulla di fatto, continuano a deliziarci con la loro presenza.

Come posseduti dal personaggio pubblico che recitano, diventano i ruoli che ricoprono. E se sei la parte che reciti, una volta che scendi dal palco non sei più nessuno e per questo non calano mai il sipario.

Politicanti, presunti giornalisti e personaggi di vario lignaggio che si trascinano da una poltrona all’altra da decenni e si godono l’alta società mentre i cittadini sprofondano nella miseria.

Personaggi autoconvinti di essere indispensabili chissà chi quando in realtà sono il problema principale del nostro paese.

Un tappo storico che impedisce alla società italiana di evolvere e di esprimersi appieno e quindi di risolvere gli atavici problemi di sistema, e progredire collocandosi nei nuovi scenari internazionali.

Coi partiti che un tempo avevano il compito di selezionare il meglio della società, ed oggi proteggono il peggio.

Gli unici segnali di speranza vengono da episodi come la mobilitazione contro il genocidio e la promettente mannaia referendaria. Non tutto il popolo italiano si è rassegnato e non tutto abbocca al sistema, ed anzi, i numeri della disillusione sono impressionanti e testimoniano un malcontento diffuso e profondo.

Ma servono progetti politici che lo incarnano, in democrazia non vi sono alternative. Servono progetti politici anti sistema che mirino ad un rinnovamento e quindi cambiamento radicali. Siamo un paese al contrario, il nostro vero problema è nei palazzi del potere e non tra i cittadini vittime di un deleterio tappo.

Tommaso Merlo