Quando uso esempi come il pane e il vino non lo faccio per semplificare banalmente, ma per chiarire un concetto fisico fondamentale che spesso viene frainteso: la massa non coincide con la qualità, né con l’esperienza sensoriale.
Dieci chili di pane non sono la stessa cosa di un chilo: occupano più spazio, richiedono più energia per essere prodotti, hanno un peso maggiore. Lo stesso vale per il vino: dieci litri non equivalgono a un solo litro. Qui entra in gioco una grandezza fisica precisa, misurabile, oggettiva: la massa.
Ma ora viene il punto decisivo. Pane e vino hanno sapori, composizioni chimiche, funzioni biologiche completamente diverse. Eppure, dal punto di vista della fisica, possono avere esattamente la stessa massa.
Questo significa che la massa è una proprietà universale della materia, indipendente da ciò che quella materia “è” per i nostri sensi.
La Natura non ragiona in termini di gusto, utilità o piacere. Ragiona in termini di grandezze fondamentali: massa, energia, carica, spazio e tempo.
È su queste grandezze che sono scritte le leggi del mondo.
Questa distinzione è cruciale.
Confondere la massa con le qualità sensibili significa non aver capito la scienza. La massa non ci dice che cosa stiamo mangiando, ma quanto mondo fisico stiamo concentrando in un oggetto.
Ed è proprio da questa neutralità della massa che nasce uno dei risultati più straordinari della fisica moderna: il fatto che materia diversissima possa obbedire alle stesse leggi, perché ciò che conta, nella Logica del Creato, non è il sapore del pane o del vino, ma la struttura profonda che li rende entrambi parte dello stesso Universo regolato da leggi rigorose.



