Tutto si tiene, in questa incipiente “notte della Repubblica” paventata, più volte evocata e in fondo vagheggiata dai patrioti al comando
Le Brigate Rosse che rinascono e le milizie dell’Ice che sparano, le “zecche” di Askatasuna che martellano e le sinistre complici che giustificano, le toghe comuniste che scarcerano e le sfide referendarie che incombono. Questo fetido intruglio ideologico — cucinato e avvelenato dalle “menti raffinate” del melonismo da combattimento — viene servito agli italiani ogni giorno, per due ragioni convergenti e inquietanti
La prima ragione è l’esigenza di raccontare un Paese fittizio: non sfiancato da un’economia che non cresce e da un salario che non basta, da una sanità che implode e da un carrello della spesa che esplode, ma impaurito e minacciato da un «terrorismo» che ritorna e che rende le nostre vite insicure e le nostre strade violente.
La seconda ragione è l’urgenza di affermare un dispositivo di potere autoritario e autosufficiente, che rifiuta il limite, manomette il contratto sociale e converte la forza del diritto in diritto della forza. Con intensità e velocità differenti, questo è il “metodo di governo” che contraddistingue le destre moderne, in quest’era ormai post-occidentale forgiata e dominata da Trump.
Il terzo decreto sicurezza appena varato dal Consiglio dei ministri è a suo modo il paradigma di questo preteso “cambio d’epoca” imposto dai nuovi autocrati yankee style.
Se non sono riusciti a picconare la Costituzione, a marciare sull’Habeas corpus e calpestare i diritti fondamentali dei cittadini, lo dobbiamo solo a Sergio Mattarella che ha impedito che questo provvedimento si trasformasse in un liberticidio da Junta cilena.
Avevano preparato un «fermo preventivo» che consentiva alle questure di trattenere per 24 o 48 ore chiunque fosse gravato solo da un «atteggiamento sospetto», come fanno l’Ice a Minneapolis, i cekisti a Mosca o i basiji a Teheran: Mattarella gli ha sbattuto in faccia l’articolo 13 della Costituzione, che considera «inviolabile» la libertà personale, e ora il fermo è limitato a 12 ore, si basa su indizi concreti come il possesso di armi ed è ammesso o revocato dalle procure.
Avevano previsto uno «scudo penale» per le sole forze dell’ordine: Mattarella gli ha sbattuto in faccia l’articolo 3 della Costituzione, che vuole tutti i cittadini «uguali di fronte alla legge», e adesso la protezione vale erga omnes e dispone l’iscrizione della persona coinvolta in un registro a parte e solo in presenza di elementi «evidenti» che giustifichino l’uso delle armi.
Pretendevano una cauzione preventiva, per poter organizzare una manifestazione: Mattarella gli ha sbattuto in faccia l’articolo 17 della Costituzione, che afferma il diritto di riunirsi pubblicamente e pacificamente, e questa norma è sparita. Dopo la cura del Colle, quel che resta è comunque un cattivo decreto, demagogico e inefficace, a metà strada tra Pinochet e Franceschiello.
Lo spiega bene a Repubblica l’ex capo della Polizia, Franco Gabrielli: la gestione dell’ordine pubblico «non è una formula da talk show, né da bar sport», le forze dell’ordine non si usano «come una bandiera propagandistica, promettendo scorciatoie miracolistiche che alla prova dei fatti non proteggono proprio nessuno».
Massimo Giannini



