Gaza distrutta

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La cancellazione. E così anche noi, che un poco o tanto l’abbiamo vista e visitata, siamo diventati come tutte e tutti gli altri
Come coloro che la ignoravano o non sapevano dell’esistenza di Gaza.
Se Gaza non esiste più perché è stata distrutta, ora siamo tutti alla pari: possiamo tutte e tutti pensare a Gaza, e a come conservarla. Non solo nella memoria.
G-A-Z-A. Quattro lettere sulla costa orientale del Mediterraneo. Ma se la Gaza che c’era è stata distrutta e cancellata, cosa resta? Da dove si comincia? Da cinquemila anni fa, e sino a oggi.
Pannicello caldo. Conforto per reggere l’onda d’urto morale del genocidio in atto. Sì, anche. Ma la storia non si cancella. Quell’architettura fatta di storie umane, di alberi e di città, di passaggi e incroci, di strade e raccordi è stata. È un’architettura che ha costruito, assieme a Gaza, anche noi. Noi e le nostre, di città. Gaza ha messo in mare navi che trasportavano oro, incenso e mirra. Letteralmente oro, incenso e mirra.
Finché non capiremo, nelle viscere, che il genocidio distrugge la nostra idea di essere assieme, non capiremo neanche perché è ricostruendo la storia mediterranea nella sua estensione e nei suoi dettagli che potremo avere di nuovo Gaza dentro di noi. Tutto salvo un esercizio retorico. Al contrario, è fatica da archeologo e muratore assieme, architetto e urbanista, idraulico e contadino e pescatore.
E allora, quando succederà, quando la digeriremo e la terremo dentro di noi, nessuno la potrà più cancellare, Gaza, come pensano di fare passando un osceno cancellino sulla lavagna. Persino Pompei esiste ancora, fotografia della nostra storia, ma anche parte di un discorso che da Pompei arriva sino all’oggi.
Nel frattempo, mentre digeriamo i cinquemila anni che ci uniscono a Gaza, città ben più antica di Roma, salviamola Gaza. Fermiamo il genocidio. Fermiamoci. Fermiamoli, i criminali che la distruggono e vogliono costruire grattacieli su un cimitero.