Il metodo Meloni

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Meloni vuole apparire istituzionale e giusta e allora manda avanti i capigruppo di Camera e Senato e qualche altro parlamentare per attaccare la Magistratura.
Non si ferma a questo. Meloni fa approvare alcune leggi ma le mantiene sotto traccia. TeleMeloni Rai e TeleMeloni Mediaset, ben consapevoli del metodo Meloni, assecondano l’insabbiamento.
Sto parlando della riforma della Corte dei Conti, la magistratura contabile prevista dalla Costituzione che si occupa di vigilare sulle casse pubbliche. Sui nostri soldi, quindi, che versiamo allo Stato con le tasse. Riforma che prende il nome di Riforma Foti che è il primo firmatario della legge in questione.
Meloni ha affossato l’effetto deterrenza fissando un tetto (inferiore al maltolto) a quanto il colpevole di danno erariale dovrebbe risarcire ma ha anche previsto un nuovo funzionamento della Corte che dovrebbe arrivare a breve tramite decreto di attuazione.
In sostanza, Meloni vuole che il Procuratore generale della Corte dei Conti intervenga in ogni indagine regionale e che questi possa entrare in tutti i fascicoli e addirittura decidere anche di avocarli a sé togliendoli ai procuratori territoriali se ritiene che non si stiano rispettando le direttive.
Insomma, il Procuratore Generale della Corte dei Conti avrà un potere incontrastato e invasivo su indagini che riguardano la politica e la Pubblica Amministrazione. Ma chi nomina il Procuratore Generale? Viene nominato da un decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio. È, di fatto, un’emanazione del Capo del Governo.
Come vedete, sono i fatti a parlare. Meloni vuole assoggettare la Magistratura al Governo.
Non ha la faccia tosta di dirlo ma di farlo sì e basta una leggina firmata da un capogruppo (ora ministro) coperta dal silenzio di buona parte dei media per ottenere ciò che si vuole.