Il caso più recente, avvenuto a Nizza Monferrato in Piemonte, oltre a confermare l’assoluta inutilità dei provvedimenti emergenziali in tema di sicurezza pubblica, interroga alle proprie responsabilità una generazione intera: dove abbiamo fallito?

La trama pare essere quella di una serie TV tedesca di genere poliziesco degli anni Settanta: lui uccide lei in quanto non ricambiato, poi cerca di addossare la responsabilità a un terzo, magari con problemi di intendere o volere, salvo poi crollare e confessare. Peccato che ciò rifletta invece la tragica realtà: quella di delitti che di passionale hanno poco o nulla, evidenziando semmai una quotidiana guerra civile non dichiarata nella quale le uccisioni, o i loro tentativi, si consumano quasi esclusivamente tra Italiani.

La dinamica di quanto avvenuto nella provincia di Asti, universalmente nota per il Moscato e i tartufi, non è dissimile da quanto avvenuto nella scorsa estate a Messina, in Sicilia, con l’uccisione della studentessa universitaria Sara Campanella, assassinata per mano di un collega di facoltà con il quale non era mai esistita alcuna relazione sentimentale. Esattamente la circostanza che, fin d’ora, pare essere stata appurata nella tragedia di Nizza Monferrato, paesone di diecimila anime del sud Piemonte, dove la diciassettenne Zoe Trinchero avrebbe barbaramente perso la vita per mano violenta di un ventenne con il quale non esisteva neppure un pregresso rapporto di fidanzamento e che avrebbe commesso il delitto a fronte di un garbato ma netto No da parte della ragazza. Il resto, come detto, sembra uscito da una trama poliziesca di cinquant’anni fa: con l’omicida che cerca di addossare la responsabilità a un terzo, magari con problemi psichici, nel caso in questione individuato nel facile bersaglio di un cittadino di origine africana residente del luogo e conosciuto per tali problematiche, e salvato dalla Polizia da un tentativo di aggressione collettiva da parte degli abitanti del paese. Evidentemente, il killer poi reo confesso aveva calcolato che la versione della responsabilità in capo al soggetto extracomunitario avrebbe finito con l’assumere il carattere della versione ufficiale nella credulità popolare locale. Il che apre un ulteriore fronte di riflessione all’interno del dibattito principale, e che ha a che fare con i più generali germi populisti che infestano la dialettica politica nazionale.
Arrivati a questo punto dell’analisi, è legittimo chiedersi: dove abbiamo sbagliato, a questo punto a livello generazionale? Che cosa ha impedito e sta impedendo ai genitori, soprattutto della mia generazione, di essere un buon padre e una buona madre capaci di opporre un netto No ai propri figli maschi? Che cosa ha consentito a certa cultura patriarcale, che credevamo relegata in alcune aree del Mezzogiorno, di permeare il “virtuoso e operoso Nord”?
Inoltre: per quale motivo la scuola, soprattutto pubblica, ha abdicato quasi definitivamente al proprio ruolo di argine di tipo educativo, e ciò sembra colpire anche le storiche istituzioni oratoriali e parrocchiali che erano considerate molto forti e radicate proprio nei Comuni rurali come quello di Nizza nell’astigiano?
Per intanto un dato pare certo: la legge del governo Meloni contro i femminicidi non funziona, e le autorità che, ai vari livelli, dovrebbero vigilare e sensibilizzare sui potenziali sintomi di pericolo o rischio, sembrano poco o per nulla funzionali a tale missione. A conferma della circostanza che, senza risorse, addirittura con meno risorse nei confronti del settore scolastico pubblico, nessuna norma, per quanto teoricamente nobile e bella, è in grado di generare gli effetti applicativi previsti o auspicati.
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