L’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) ha fornito indicazioni dettagliate alle stazioni appaltanti sulla corretta applicazione del Durc di congruità nei lavori pubblici di edilizia. Il documento, introdotto dal decreto ministeriale n. 143 del 2021, serve a verificare che i costi della manodopera siano conformi ai contratti collettivi, prevenendo lavoro irregolare e dumping contrattuale.
Il controllo, gestito dalle Casse Edili territoriali tramite il portale Edilconnect, si articola in tre fasi principali: l’impresa principale inserisce i dati del cantiere e delle eventuali subappaltatrici; viene poi richiesta la certificazione di congruità, rilasciata entro dieci giorni; infine, la Cassa Edile verifica che il costo del lavoro rispetti le percentuali minime previste dai contratti collettivi.
Se la differenza rispetto ai valori minimi è inferiore o pari al 5%, la certificazione può comunque essere rilasciata con giustificazione del Direttore dei Lavori. Superando tale soglia, l’impresa ha 15 giorni per regolarizzare la posizione, altrimenti viene iscritta nella Banca nazionale delle imprese irregolari e non riceverà il saldo finale dei lavori.
Anac ribadisce che la richiesta del Durc di congruità spetta al committente o all’impresa affidataria al momento dell’ultimo stato di avanzamento dei lavori, anche se il pagamento del subappaltatore avviene direttamente.
È quindi responsabilità dell’appaltatore principale inserire tutti i dati nel portale per ottenere la certificazione.



