Le ininterrotte e costanti violazioni della tregua in Libano vanno ben oltre le operazioni militari in senso stretto. Domenica 1 febbraio le Nazioni Unite, il governo libanese e gli abitanti del sud del Libano – che hanno ripreso con i telefoni gli aerei israeliani – hanno denunciato i crimini ambientali compiuti dall’esercito israeliano.
L’aviazione israeliana ha infatti lanciato sui campi a nord del confine tra Libano e Israele una quantità di glifosato, potente e discusso erbicida, «tra le 20 e le 30 volte il livello consentito».
IL PRESIDENTE LIBANESE Joseph Aoun aveva, nelle ore successive l’episodio e prima dei risultati dei test compiuti dal ministero dell’Ambiente libanese sui campioni raccolti, accusato Tel Aviv di «pratiche pericolose che hanno come obiettivo i terreni agricoli e i cittadini che vivono nelle zone, mettendo in pericolo sia la loro salute che quella ambientale. La comunità internazionale e le Nazioni Unite devono assumersi le loro responsabilità e fermare questi attacchi».
Pratiche tutt’altro che nuove. Amensty International, Unifil, il ministero della salute libanese e altre organizzazioni nazionali e internazionali hanno certificato in svariati report l’uso ripetuto da parte di Israele – in modo particolare durante l’ultima guerra, ma anche in passato – di fosforo bianco nel sud del Libano e hanno messo nero su bianco i danni devastanti causati all’ambiente, soprattutto quelli permanenti alle falde acquifere ☠️.
«Questo episodio non può essere visto come un caso isolato dalla politica della terra bruciata utilizzata dall’esercito israeliano.
Bisogna inserirlo nel quadro della distruzione sistematica di terre coltivabili e includere gli incendi di circa 9mila ettari di foresta nelle recenti operazioni militari in cui sono stati usati fosforo bianco e munizioni incendiarie.
(…) Colpire direttamente obiettivi civili ha causato una diffusa distruzione dei raccolti, un rischio effettivo all’economia e all’approvvigionamento alimentare, e ha inoltre violato i diritti dei contadini a lavorare e ad avere standard di vita adeguati distruggendo una risorsa primaria di introito senza alcuna giustificazione militare».
Euro-Med Human Rights Monitor sintetizza così il fenomeno. All’interno del report si legge che le stesse pratiche pochi giorni prima erano state applicate nella regione di Quneitra, nel sud-ovest della Siria.
– tratto da “il Manifesto”



