In un tempo in cui il rumore copre le idee e lo scontro sostituisce il dialogo, l’Italia ha bisogno di ritrovare il valore del rispetto, dell’ascolto e del bene comune
C’è un tempo in cui la politica dovrebbe fermarsi ad ascoltare il battito profondo di un Paese. Oggi, invece, il rumore sembra coprire tutto: le urla sostituiscono le idee, l’offesa prende il posto del confronto, la contrapposizione diventa l’unico linguaggio possibile.
Non è questo lo spirito della democrazia che abbiamo ereditato. La libertà non nasce dall’odio verso chi la pensa diversamente, ma dal rispetto, dalla responsabilità e dalla ricerca sincera del bene comune. Quando il dibattito pubblico si trasforma in tifoseria, l’Italia intera si impoverisce, perché smette di guardare alla sostanza per fermarsi alla superficie dello scontro.
In questo clima, ogni risultato rischia di essere negato per principio e ogni errore amplificato per convenienza. Ma un Paese non cresce distruggendo continuamente ciò che l’altro costruisce: cresce solo quando, pur nelle differenze, si riconosce un destino condiviso.
La politica dovrebbe tornare a essere servizio, non campo di battaglia permanente. Dovrebbe ricordarsi dei volti concreti delle persone, delle loro fatiche quotidiane, delle speranze silenziose che non trovano spazio nelle piazze rumorose.
Forse il vero cambiamento non nascerà da chi urla più forte, ma da chi avrà il coraggio di abbassare la voce per ricostruire. Perché l’Italia non ha bisogno di nuove divisioni: ha bisogno di verità, di rispetto e di pace civile.
cav. Giuseppe PRETE




