Vilipendio alla libertà di stampa

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Si apre il 18 febbraio simbolicamente alle Fiji, la maratona mondiale Eco Eco Eco, che mette fine ai dieci anni di silenzio dalla morte di Umberto Eco chiesti dall'autore de Il nome della rosa. Esce un ritratto inedito: l'Eco delle osterie, del whisky e delle sigarette, ma anche l'uomo dal ferreo senso del dovere: un intellettuale civile la cui assenza, in questi tempi bui, si fa sentire più che mai. ANSA/Ufficio stampa Fondazione Bottega Finzioni ++FOTO DIFFUSA DALL'UFFICIO STAMPA - USARE SOLO PER ILLUSTRARE OGGI LA NOTIZIA INDICATA NEL TITOLO - NON ARCHIVIARE – FOTO NON IN VENDITA - DA USARE SOLO PER FINI GIORNALISTICI - NPK+++

Lunedì mi è capitato di partecipare a Milano ad un dibattito, organizzato dal gruppo The Left del Parlamento europeo, del quale fa parte anche il Movimento 5 Stelle, sulla libertà di informazione in relazione al Media Freedom Act entrato in vigore nei Paesi Ue lo scorso agosto. Un provvedimento che, con riguardo all’Italia, sembra l’elenco dettagliato delle criticità del sistema mediatico del nostro Paese.

Al primo punto c’è l’indipendenza dei media pubblici da ogni controllo governativo o parlamentare e più in generale dalla politica.

L’esatto opposto di quanto accade alla Rai, passata dalla lottizzazione della prima repubblica, quando la maggioranza si spartiva le nomine con l’opposizione, al controllo diretto del governo cui spetta, per effetto della sciagurata riforma Renzi, la nomina dell’amministratore delegato e di un ulteriore componente del Cda, di solito il presidente (gli altri sono designati dal Parlamento ed uno eletto dai dipendenti della Tv pubblica).

Trattandosi di un regolamento, la normativa Ue dovrebbe essere direttamente applicabile nell’ordinamento italiano.

Ma il principio va ovviamente recepito nella legislazione vigente. Siamo pronti a scommettere che il dibattito sulla riforma della Rai si trascinerà stancamente almeno fino alle prossime elezioni politiche senza produrre risultati, se non quello di esporci ad un’altra procedura d’infrazione Ue. Il servizio radio-televisivo pubblico, del resto, è un boccone troppo prelibato per la politica. Non a caso l’attuale sistema, che la destra di governo sta utilizzando all’estremo come strumento di occupazione, è stato voluto e approvato sotto un esecutivo di centrosinistra.

Poi c’è la questione della protezione dei giornalisti. Con il divieto, previsto dal Media Freedom Act, di ricorrere a spyware o ad altri strumenti di coercizione, come l’arresto o la perquisizione, per costringere i cronisti a rivelare le proprie fonti.

Anche su questo punto non c’è da farsi troppe illusioni. Alla mia sinistra, al dibattito di Milano, sedeva, oltre all’ex direttore de La Notizia, oggi eurodeputato M5S, Gaetano Pedullà, alla presidente della commissione di Vigilanza Rai, Barbara Floridia, e al collega del Fatto Quotidiano, Gianni Barbacetto, anche il direttore di Fanpage, Francesco Cancellato. Protagonista, in buona compagnia, dello scandalo delle intercettazioni illecite con il trojan della Paragon (società israeliana fornitrice esclusivamente di istituzioni statali) della quale non si è saputo più nulla.

Antonio Pitoni