Dopo 22 giornate, non c’è il PSG in cima alla Ligue 1 2025/26. Già questa è una notizia, vista la differenza di valore tra la rosa della squadra della capitale e le rivali del campionato: il totale dei cartellini dei parigini vale 1,2 miliardi di euro; la seconda, il Marsiglia, si ferma a 400 milioni (dati Transfermarkt). Un’enormità.
Il calcio non è una scienza esatta, poco ma sicuro, ma che la decima per l’ammontare dei cartellini guardi tutti dall’alto al basso rappresenta più che un’anomalia. A 52 punti, contro il 51 del PSG, c’è il Lens, 119 milioni di valore.
Se ad agosto al presidente Joseph Oughourlian avessero detto che avrebbe superato la favoritissima capolista proprio all’ombra del Parco dei Principi, con uno schiacciante 5-0 sui vicini di casa del Paris FC, probabilmente avrebbe risposto loro di posare il fiasco. L’obiettivo della stagione, infatti, era, di fatto, la salvezza, vista la necessità di operare un ridimensionamento finanziario. Parola d’ordine: austerità.
Da quando Oughourlian aveva portato Les Sangs et Ors ad un passo dal titolo nella stagione 2022-23, chiuso a un solo punto dai futuri campioni, la squadra del Lens è stata decimata. Prima Seko Fofana e Loïs Openda; poi Abdukodir Khusanov, Elye Wahi, Brice Samba e Kevin Danso; e quest’estate Neil El-Aynaoui, Andy Diouf e Facundo Medina. Tanta cassa, poco reinvestimento.
Il fuoriclasse, anche se ancora non lo sa, è arrivato in panchina. Pierre Sage è stato l’autore dell’improbabile ascesa del Lione dalla zona retrocessione all’Europa League e alla finale di Coppa di Francia due stagioni fa, poi accantonato da John Textor a gennaio 2025.
Ora sta compiendo un vero miracolo.
Per chi non ha mai visto il Lens quest’anno, in tanti momenti pare di vedere una squadra di Allegri per alcune scelte. Al di là del 3-4-2-1 come modulo scelto, il Lens offre un calcio fatto di lunghe fasi di contenimento con la difesa che si trasforma a cinque, alta intensità nonostante la scelta di non pressare alto, tanta voglia di partire in contropiede quando si può. Fatto il maestro, serve l’orchestra, e qui in tanti sono accumunati da un aspetto: la voglia di riscatto.
C’è Florian Thauvin, che sta lottando per un posto nella nazionale francese per la Coppa del Mondo, dopo esservi tornato dopo sei anni di stop grazie all’ultima annata in terra udinese; c’è Allan Saint-Maximin, che prova a reinnamorarsi del calcio dopo che i suoi figli sono stati oggetto di attacchi razzisti in Messico; c’è Odsonne Édouard, sfavillante ai tempi del Celtic ma che ha trascorso le ultime quattro stagioni a scaldare le panchine di Crystal Palace e di Leicester; che dire poi di Malang Sarr, dimenticato del Chelsea, o Matthieu Udol, che ha già collezionato quattro infortuni al legamento crociato anteriore in carriera. Tutta gente con tanto da guadagnare e poco da perdere.
La loro guida in mezzo al campo è Adrien Thomasson. Avete presente Kantè nell’anno di Ranieri a Leicester? Ecco, il ragazzo ha già percorso 261,85 chilometri in 1883 minuti in campionato, è secondo per contrasti – il primo è il compagno di reparto Sangarè – ed è fondamentale difensivamente e offensivamente – già sei gli assist.
Priorità alla difesa, certo, visto che sono la miglior difesa del torneo – 17 gol in 22 partite – ma con 40 gol il Lens ha raggiunto il suo miglior totale offensivo in Ligue 1 dalla stagione 1976/77 (48 gol).
C’è un altro dato per cui dalle parti di Lens cominciano a farsi l’acquolina in bocca da un parte, e dall’altra a toccare ferro: la squadra in testa dopo 22 partite giocate ha vinto il titolo in ciascuna delle ultime 10 stagioni di Ligue 1. Questo Lens possiede l’animo della gente che popola lo Stade Bollaert, che ribolle come ai bei tempi, a fine anni 90’: il DNA di una città da sempre votata alle sue miniere, chiuse da una cinquantina di anni abbondanti, e da allora in cerca di risorse, di nuove fonti di guadagno e fama. Il calcio è la risposta e questa squadra, dinamica, votata al sacrificio e alla corsa, ne è lo specchio migliore.
Perché la squadra di Sage dovrebbe ora tirarsi indietro, visti i numeri e vista l’incoscienza di chi, lassù, non doveva proprio starci? Nell’era qatariota del PSG, qualche sgambetto i parigini l’hanno subito, tra Lille e Montpellier, ma se questo del Lens andasse in porto, sarebbe probabilmente il più miracoloso, considerate le premesse e il valore della rosa. Si vedrà.
Davide Zennaro



