“Atabasca” segna l’esordio discografico del trio funk cinematico, fuori il 27 marzo 2026 in formato LP (edizione limitata), CD digipack e in versione digitale, quest’ultima arricchita da una traccia bonus extra.
Un progetto che fa del linguaggio immaginifico il suo fulcro: ogni brano è una scena aperta, un luogo emotivo in cui l’ascoltatore è libero di entrare e costruire il proprio finale.
Lap steel, kalimba, percussioni e chitarre dialogano con basso e batteria in un equilibrio originale tra tradizione e sperimentazione, evocando colonne sonore mai scritte per mondi lontani e vicini allo stesso tempo.
Il disco si muove tra malinconia e ironia, tensione e leggerezza, con una forte attenzione alle dinamiche e al racconto sonoro. Deserti, mari, villaggi immaginari, fughe, inseguimenti e rituali collettivi: “Atabasca” prende forma come una raccolta di paesaggi musicali che procede non per narrazione lineare, ma attraverso una successione di immagini fortemente evocative.
Jazz-funk, world music, afrobeat, psichedelia e le colonne sonore della golden age del cinema italiano si fondono in micro-mondi autonomi che danno vita a un’unica geografia emotiva: calda, analogica e profondamente umana.
Il viaggio musicale inizia con “Dune”, manifesto malinconico che lascia spazio all’immaginazione, per poi accendersi con “Kundela Mawedi” e i suoi scenari luminosi tra onde di lap steel e suggestivi canti corali. “Paco” omaggia il western classico narrando la parabola di un bandito, mentre “Cameo” riporta all’infanzia con la sua rumba minimale e kalimba. L’immaginario visivo prosegue in “Cacopoulos”, omaggio al western all’italiana e a Eli Wallach tra tamburi primitivi e chitarre acide. L’intensità raggiunge l’apice in “Khettara”, intreccio dal respiro cinematico tra afrobeat e musiche arabeggianti, prima che “Hell Dorado” corra via inseguendo le illusioni funk del sogno americano.
“Papambra” gioca con poliritmie ipnotiche tra kalimba e lap steel, mentre “Porpora” arricchisce l’album con un tango sensuale e carnale: esplosione di passione, conflitto e sogno surreale. A chiudere la versione digitale “Reprise” un sequel musicale che trasforma il tema principale esposto in precedenza in un’interpretazione dilatata e meditativa.
I brani sono stati registrati in studio in presa diretta, preservando la naturalezza dei suoni e l’atmosfera delle sessioni. La produzione artistica è stata curata dal trio insieme ad Andrea Fabrizii (digger, musicista, produttore e curatore dell’archivio Morricone per Cam Sugar) mentre il mastering è stato affidato a Riccardo Ricci presso il Velvet Room Mastering Studio di Brighton.
Come il deserto che cresce in mezzo alle foreste sempreverdi dell’estremo nord del pianeta, un ambiente unico, alieno, di rottura. Questa è la visione alla base del progetto Atabasca che vede coinvolti Luca Mongia (chitarre, lap steel, tastiere, voci), Paolo Mazziotti (basso, tastiere, voci) e Valerio Pompei (batteria, percussioni, voci). Attivi individualmente da oltre vent’anni tra scena nazionale e internazionale, i tre musicisti abruzzesi si ritrovano nel 2023 per dare vita a un progetto che unisce esperienza, sperimentazione e libertà creativa.
Musica immaginifica, a tratti onirica, in cui il concetto classico di trio strumentale si fonde con il mondo delle colonne sonore e sound design.
Il loro viaggio sonoro attraversa territori jazz-funk, world e cinematici, intrecciando suggestioni afrobeat, desertiche e psichedeliche in un linguaggio personale e senza tempo. Ogni brano è una scena, ogni suono un frammento di mondo: un viaggio tra realtà e immaginazione in cui groove, texture e timbri organici si fondono in un ecosistema sonoro unico, in un equilibrio perennemente instabile in grado di generare nuovi paesaggi interiori.



