Dal 5 al 21marzo due esposizioni “da non perdere” al museo MIIT

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 40 maestri in “Visioni di donna” e la personale di Maria Pavlovska

TORINO – Due importanti esposizioni da visitare, vi proponiamo oggi, dal 5 al 21 marzo al Museo MIIT (corso Cairoli 4 – Torino): “Maria Pavlovska. Linguaggi” e “Visioni di Donna”, che riunisce una selezione di circa 40 maestri italiani e stranieri che si confrontano sul tema della figura femminile.

La personale di Maria Pavlovska permette di addentrarci nel mondo interiore e profondo di una grande interprete dell’arte contemporanea internazionale, che ci piace perciò qui presentare con una nostra personale visione di quel suo bravissimo e sensibile creare.
Inaugurazione: giovedì 5 marzo dalle ore 18.00. Info: 011.81.29.776. Ingresso libero.

Sin dai primi anni del ‘900 – in piccola parte anche prima – molti artisti hanno soggettivamente trattato “il colore”, ponendolo al centro delle loro opere: come atmosfera o espressione mistica (Rothko), quale richiamo alla purezza (Klein), simile ad un nuovo alfabeto descrittivo, con le sue zip (Newman), o testimone di un’esperienza razionale del tipo «Luce benigna» di Johannes Itten…

Tra essi Yves Klein (BodyArt e Nuovo Realismo, 1928-1962), ha detto (Sorbonne Lecture, 1959): «…Ho fatto conoscenza dell’ ”immateriale” attraverso il colore… Lontano dal figurativo e dal non figurativo, sta la libertà; lontano, nel colore, sta la vita. Il pittore del futuro sarà un colorista di un genere mai visto prima…».

Ci è tornata subito alla mente questa idea guardando le opere di Maria Pavlovska che con la sua ricerca, ci pare abbia percorso con successo proprio quella non facile strada, indagando la vita attraverso il puro e semplice “colore”.

Dopo gli studi e la ricca formazione scolastica in un ambiente familiare di creativi che le hanno trasmesso una grande energia artistica ha vissuto varie esperienze in periodi iperrealistico figurativo, semi iconico, ed alla soglia dell’informale, durante i quali – con le sue “creature” – tutti gli aspetti del quotidiano umano e la Natura venivano esaltate nelle loro bellezze e nel loro comunicare vitalità; ha poi intrapreso una ricerca più profonda e più spirituale che l’ha condotta alla maestria del dipingere di oggi, ma anche nella scultura, dove ha vinto dei premi.

Il suo operare pittorico – che oggi indaghiamo – riflette il dono di saper leggere ed interpretare la realtà con elementi visivi riconducibili alla loro essenzialità; la sua stessa complessa e femminile natura riflessiva è capace di raccontare per immagini sintetiche aritmicamente scandite, e con semplici e puri tratti faticosamente ricercati ma elementarmente espressi, ora percezioni di ricordi trasformati in simboli, ora rimembranze oniriche proposte alla meditazione.

Sa ricercare e proporre messaggi comunicativi originali che parlano di spirito più che di materialità, ultimamente prevalentemente posti nei bianchi e nei neri e frapposti sia nei tratti primari sia tra le pieghe delle trasparenze di molti gradienti delle tinte usate.

Il bianco; ovvero le migliaia di sfumature di questo “universo cromatico” ed il nero, inteso non come la negazione dei colori ma come insieme della loro totalità, oggi sembrano prendere il sopravvento sulle sue tele.

Il bianco: candore, spiritualità, purezza…; qualche volta accompagnato da “graffi” o “scarabocchi”, una nuova forma dello scrivere e raccontare, con riferimenti alla fragilità del vivere, altre volte da numeri o lettere (il suo stesso nome), o dalle sue derivate forme apparentemente istintive, appena accennate o rimandanti ad ancestrali visioni, ma lungamente meditate, che riconducono alla vita, alle sfere celesti, ad una religiosità inneggiante all’essenza della vita ma anche al creato, alle più umili e sofferenti creature, alle piccole cose… insomma che non lasciano indifferenti.

L’unione del bianco, sostanza sensuale, tangibile e tattile, col nero opposizione e contrasto alla luce, ci fornisce una chiave di lettura anche psicologica di questa donna, identificandola come un personaggio/artista uguale solo a se stesso.

Le sue professioniste mani tracciano con oculati segni ora fugaci pensieri, ore profonde riflessioni, quali messaggi nobilizzanti. Lo spazio espressivo è studiato attentamente, liberando illusioni, delusioni ed emozioni lievissime, istintivamente dirette ad imbrigliare le ombre che vorrebbero da lei fuggire e nella piena luce birichinamente disperdersi.

Una gestualità apparentemente primordiale e primitiva ma sostanzialmente moderna là dove fa diventare protagonista assoluto questo colore/non colore in contrasto col nero. Con il piacere interiore di chi sta a guardare che arricchisce il suo estro artistico.

Nonostante la matericità di alcuni fondi, (usa oli, carboncino e matita) la stesura si fa leggera e sfuma nei sospiri delle nuances, che prevalgono sul cromatismo, troppo facile e “crudo”. Il biancore diviene a volte lattiginoso “deturpato” da segni cangianti a simboleggiare i cambiamenti causati da sentimenti e sensazioni in quadri che paiono risplendere di luce interiore.

Quadri che sono una sapida affabulazione, capaci di rovesciare sottilmente lo stereotipo “il bianco annulla” (respinge tutti i colori), mentre offrono riverberi di luce, fremiti, riflessi e “contemplazioni profumate” come i fiori della natura, con i loro mille colori. Una capacità creativa che si consolida ed illumina che la Pavlovska, effonde in profondità spirituale, mentre indaga ed utilizza eredità immateriali ed una proficua immaginazione, rifugiandosi infine nella speranza.

Un gestualità manuale fatta di movimenti sorprendenti, di eloquenza silenziosa – figlia di una grande attenzione alla vita – stimola l’osservatore ad immedesimarsi nel disegno o nell’opera per poi riportarlo a ricercare nel suo intimo le personali risposte corrette ai tanti suggerimenti proposti.

Maria Pavlavska pare studiare e poi creare con un “pugnodiferroinguantodivelluto” artistico: in fondo un complesso ma gradevole compito che alla fine paga e gratifica l’osservatore.
L’arte, così sì! Salvifica la società, dopo aver sollevato e nobilizzato la creatività umana a pura spiritualità!.

La sua realtà è sempre bene esposta, piccola goccia o fiume in piena che scorre tra e con gli uomini; Le opere della Pavlovska trascendono il tempo/spazio e la materia/forma per indicare le stesse grandi tematiche della vita divenute sofferti simbolismi di denuncia, ad impatto non sempre immediato, ma vero, sullo spettatore, visto in perenne lotta nell’eterno conflitto tra il bene ed il male di questa società.

Infine, anche l’arte di questa donna macedone “forte” può essere “yurari” (fluttuante), impermanente ed instabile, come il tempo che passa, ed anche “ricercatamente povera”, ma pura a sottolineare con i suoi “segni” letti come effimero che è destinato a scomparire e che oltre l’apparente negatività, tendono, cercano e vogliono “la perfezione”, aspirazione dell’uomo di sempre per afferrare l’armonia cosmica.

Tra l’altro, scrive di lei lo storico dell’arte Guido Folco presidente del MIIT e direttore di Italia Arte: “Maria Pavlovska è un’artista contemporanea ormai matura e risolta, perfettamente inserita nel contesto internazionale grazie alle sue molteplici presenza espositive nei principali eventi ed appuntamenti artistici in tutto il mondo. Stati Uniti e Asia, da Skopje a Lubiana, Belgrado, Vienna, Berlino, Parigi, New York, Manila, Miami, Venezia, Firenze, Torino…

Nei segni rapidi, gestuali, essenziali che squarciano le tenebre di fondo delle sue opere maggiori sembra di leggere un alfabeto dell’anima, in cui l’artista si esprime attraverso un linguaggio cifrato, criptico, che racconta però moltissimo della sua interiorità.

Il bianco e il nero, il movimento vorticoso e continuo del segno altro non sono che il simbolo atavico dell’armonia e della complessità inafferrabile dell’universo, degli opposti che si confrontano e si completano, in una sorta di bilanciamento dell’energia vitale e creativa.

L’arte di Pavlovska considera la pittura come un’estensione della propria esistenza, tra ombre, luce, felicità, dolore… E’ per questo che la sua arte assume significati così intensi e personali, intimi e potenti, rappresentando nel profondo la propria energia vitale, tra sogni, speranze, esplosioni di vitalità e rarefatti momenti di meditazione…”.

Non facile sintetizzare il suo curriculum espositivo ed i numerosi premi che hanno riconosciuto il suo valore di “maestro”. Ci proviamo citando solo alcuni dei suoi più recenti successi.

Maria ha esposto al Medici Museum of Art (Ohio, USA) 2025, al Museum of Contemporary Art – MIIT (Torino, Italia) 2025, alla Biennale di Architettura di Venezia 2023 presso il Padiglione OSTEN, è¨ stata invitata dal suo Comitato a partecipare alla XIII e XV Biennale di Firenze 2021 e 2025, ha partecipato alla 58a e 59a Biennale di Venezia 2019 e 2022 invitata dall’European Cultural Centre, ha partecipato alla Biennale di Disegno OSTEN 2019 e 2022 vincendo un premio per l’opera d’arte originale – Concept, nel 2020.

E’ stata annunciata come “Artista da tenere d’occhio” da ESKFF – Eileen Kaminsky Family Foundation, USA.  Ha ricevuto anche il premio Carole A. Feuerman Sculpture Foundation USA, (NY) per la pittura alla mostra internazionale “Mixing Media” ospitata dalla Carole A. Feuerman Sculpture Foundation nel 2015, il premio AAmA (Asian, Ameerican and Mediteranian Art) per il nuovo contributo di frontiera 2021, Cina (18 AAmA – Mostra internazionale d’arte asiatica, americana e mediterranea, con la partecipazione di 82 artisti di 55 paesi), il primo premio per l’opera d’arte originale – Concept alla OSTEN Biennial of Drawing 2022, il premio internazionale Donatello, il premio internazionale Leonardo da Vinci Gold (Universal Artist), il premio internazionale Pegasus for the Arts, il premio internazionale Michelangelo…

Pavlovska ha ricevuto globalmente 15 importanti premi e riconoscimenti per le sue opere tra cui ha vinto il Premio speciale WAVA (Associazione Mondiale delle Arti Visive) alla XV Biennale di Firenze 2025 per la migliore opera d’arte della Biennale in tutte le categorie.
Alcune delle sue opere sono presenti in prestigiose collezioni private e pubbliche in tutto il mondo, tra cui istituzioni governative, ambasciate, musei, gallerie e biblioteche.

franco cortese

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