Quello che più colpisce della giornata di ieri è l’attacco a cinque depositi di petrolio e a ad un impianto di desalinizzazione su un’isola del Golfo di Hormuz. La città di Teheran si è svegliata con il cielo nero e una pioggia di acqua ed idrocarburi per le strade. Un disastro ecologico.
I cittadini sono stati invitati a non uscire per evitare i composti tossici nell’aria e respirare veleno.
Ormai la distinzione tra “obiettivo militare” e “popolazione civile” è svanita del tutto. La “guerra dell’acqua”, diventata realtà proprio tra ieri e oggi, può avere effetti catastrofici. La regione del Golfo ospita circa 400 impianti di desalinizzazione: se la guerra si concentra su questi, la crisi umanitaria supererà quella di qualsiasi conflitto recente.
Colpire i depositi di carburante e i purificatori d’acqua non è “chirurgia militare”; è un attacco biologico e sociale alla sopravvivenza di milioni di persone, mentre a Washington e Mar-a-Lago si parla di “vincere troppo” e si attende che un intero popolo venga annientato per dichiarare la resa.
Ci sono video postati sui social ufficiali dell’amministrazione Trump che mostrano filmati reali dei bombardamenti in Iran, montati con l’aiuto della Intelligenza Artificiale con ritmi e stili tipici dei film d’azione e dei videogiochi, accompagnati dalla didascalia “Justice the American way” (Giustizia alla maniera americana).
Il cardinale Blase Cupich, arcivescovo di Chicago, ha dichiarato che trasformare la sofferenza umana e le esplosioni reali in una forma di “intrattenimento” per i cittadini americani è un segno di una profonda “crisi morale”: guerra ridotta a “gamification” (ludicizzazione) da parte della Casa Bianca.
Ha ricordato che dietro quelle “immagini digitali che esplodono” ci sono soldati americani che perdono la vita e civili iraniani, tra cui i bambini colpiti nei raid dei primi giorni, che vengono “disonorati” da una comunicazione così frivola.
“Perdiamo la nostra umanità quando siamo elettrizzati dal potere distruttivo dei nostri militari”, ha scritto il Cardinale, aggiungendo che l’Iran è una nazione di persone, non un videogioco a cui giocare per intrattenere il pubblico.
Una crepa profonda nella Chiesa cattolica.
Questa critica non è isolata e si inserisce in un clima di forte tensione tra il Vaticano e Washington. Il Segretario di Stato Parolin ha parlato apertamente di “erosione del diritto internazionale”, criticando il concetto di “guerra preventiva” caro a Trump e Netanyahu.
Alcuni vescovi USA sono arrivati a suggerire che per un soldato americano sarebbe “moralmente accettabile disobbedire agli ordini” se questi violassero apertamente la dignità umana o i trattati internazionali.
Il Governo Meloni ancora una volta tace, appare paralizzato. In ragione della dipendenza da Trump rinuncia alla nostra dignità costituzionale che ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli.
A mio avviso è urgente una grande mobilitazione organizzata da tutta l’opposizione e dalle forze sociali del Paese. Chiediamo che l’Italia prenda ufficialmente le distanze dalla strategia della “resa incondizionata” e del bombardamento di infrastrutture civili (acqua e carburante).
Torniamo a riempire le città per ricordare che il “No alla guerra” non è uno slogan del passato, ma l’unica difesa contro il nichilismo di chi gioca alla roulette russa con il mondo.
L’Italia rispetti la sua storia repubblicana di Paese pacifico e si unisca all’asse della ragionevolezza guidato da Madrid per imporre un cessate il fuoco immediato.
Enrico Rossi



