Tre ore consecutive di fuoco missilistico piovono su Israele. Allo stesso tempo, il Pentagono conferma silenziosamente qualcosa che quasi mai ammette: 141 soldati americani nel Golfo Persico feriti, molti gravemente, e nove già morti.
Questo accade poche ore dopo che Donald Trump è andato in televisione dicendo al mondo che la guerra era praticamente finita.
La risposta di Teheran all’alba successiva?
La raffica di missili più pesante dell’intero conflitto.
Non missili qualsiasi: il Khorramshahr, capace di trasportare una testata da una tonnellata.
Per tredici giorni la narrazione proveniente da Tel Aviv e Washington è stata sempre la stessa: l’Iran sta esaurendo i missili. Il ministro della guerra israeliano si è vantato del più grande bombardamento aereo della storia del paese. Marco Rubio è apparso davanti alle telecamere parlando quasi come se la resa iraniana fosse imminente.
Eppure, dopo tredici giorni di guerra ininterrotta, l’Iran continua a lanciare missili. Continua a resistere. Continua a mostrare armi che perfino l’intelligence americana sembra non aver previsto.
I collaborazionisti dicevano che i missili iraniani erano finiti.
I missili continuano a cadere.
Dicevano che le città missilistiche erano state distrutte.
I cieli continuano a illuminarsi.
Dicevano che il regime sarebbe crollato.
Invece la raffica di missili è passata da trenta minuti a tre ore consecutive.
Nel frattempo Washington sembra nascondere la reale entità delle proprie perdite, come spesso accade quando gli Stati Uniti combattono una guerra.
E i media di guerra israeliani?
Come sempre, i danni attorno ai siti strategici scompaiono dalla narrazione.
Ma la questione più interessante non è militare. È psicologica.
È il momento in cui le grandi potenze ti dicono che dovresti arrenderti… e invece ti rialzi dalle macerie proprio dove tutti pensavano che fossi già caduto.
Questo è ciò che l’Iran sta facendo.
Un paese sotto assedio che manda un messaggio molto semplice all’ordine geopolitico: se ci fate una guerra totale, l’intera regione brucerà con noi.
Rotte petrolifere, rotte marittime, sicurezza energetica: nulla resterebbe al sicuro.
Questa è l’immagine di una civiltà millenaria che rifiuta di inginocchiarsi.
E così Teheran ottiene forse la narrazione più potente possibile:
abbiamo resistito all’assalto combinato delle più grandi potenze militari del pianeta… e non siamo crollati. L’Iran sta facendo la storia.
Mauro Rossi



