L’INSTALLAZIONE DENUNCIA DI MARIA CRISTINA FINUCCI
AL MUSEO DI STORIA NATURALE DI MILANO
14 aprile – 8 novembre 2026
PREVIEW – 13 APRILE 2026 – ORE 18.00
Nell’ambito di Milano Artweek, la Fondazione Marevivo presenta “Dentro la Metamorfosi”, importante installazione dell’artista e architetta Maria Cristina Finucci, a cura di Marcello Farabegoli. L’esposizione, ospitata al Museo di Storia Naturale di Milano, sarà aperta al pubblico dal 14 aprile all’8 novembre 2026.
“Dentro la Metamorfosi” propone una riflessione potente e immersiva sullo stato di salute degli oceani, oggi gravemente compromesso dall’inquinamento da plastica e dall’impatto di un modello di sviluppo insostenibile. L’installazione accompagna il visitatore dentro una trasformazione che è sotto i nostri occhi: quella degli ecosistemi marini, da fonte primaria di vita a luoghi di accumulo di rifiuti e alterazioni profonde degli equilibri naturali.
Il titolo richiama una metamorfosi che riguarda non solo i materiali, ma il nostro stesso modo di concepire progresso, benessere e consumo. La plastica diventa il simbolo di un sistema produttivo che ha ignorato per troppo tempo i propri effetti collaterali: ogni anno milioni di tonnellate di rifiuti raggiungono il mare, minacciando la biodiversità, la sicurezza alimentare e l’equilibrio climatico.
La grande sala espositiva al piano terra del Museo sarà occupata da una sequenza di piccole stanze luminose e gonfiabili, membrane traslucide che il visitatore attraversa come parti di un unico organismo vivente.
Non semplici spazi espositivi, ma ambienti immersivi che evocano fragilità, mutazione e trasformazione, rendendo il pubblico parte attiva dell’opera. Al loro interno prendono forma scene nate dalla ricomposizione di oggetti di plastica dispersi e ridotti in microplastiche: da questi frammenti emergono figure ibride e inquietanti, al tempo stesso seducenti e perturbanti, che rivelano il mondo alterato, e potenzialmente minaccioso, che abbiamo contribuito a creare.
Entrare in una di queste piccole stanze, che evocano mondi immaginari, significa varcare una soglia di responsabilità: isolarsi dal rumore quotidiano per confrontarsi con l’impatto reale delle proprie abitudini.
Sono spazi di disorientamento consapevole, in cui le immagini generate intrecciano elementi seduttivi e perturbanti.
La plastica appare attraente, colorata, quasi innocua, ma lascia affiorare in filigrana forme minacciose e antropomorfe, in un chiaro monito contro l’estetizzazione del problema. Il percorso non propone un nuovo linguaggio della plastica: ne rivela piuttosto l’urgenza di interromperlo.
Ogni stanza diventa così un invito a non lasciarsi ingannare dalla comodità, dalla leggerezza e dall’illusione che “tanto sparisce”.
L’installazione si avvale anche dell’intelligenza artificiale, utilizzata nella fase iniziale del progetto per il CY-FEST a Yerevan nel 2023, per simulare il processo di frammentazione della plastica operato dal mare e la sua successiva ricomposizione. Questa tecnologia riorganizza i dati per rendere visibile l’eccesso, immagina scenari che ne rivelano l’insostenibilità e amplifica il messaggio senza neutralizzarlo, ponendosi al servizio di una visione etica, ambientale e scientifica.
Non costruisce un mondo della plastica: aiuta piuttosto a immaginare un mondo libero dalla plastica inutile. È uno degli strumenti, insieme alla ricerca, alla divulgazione e all’azione, che Marevivo utilizza per indicare una strada diversa: quella della prevenzione, della riduzione e del rispetto del mare.
La mostra, curata da Marcello Farabegoli e realizzata grazie al sostegno della Fondazione Hillary Merkus Recordati, si configura come uno spazio di responsabilità condivisa, fondato sulla consapevolezza che oggi disponiamo delle conoscenze scientifiche e delle soluzioni tecnologiche necessarie per invertire la rotta.
Ciò che occorre, per evitare che la metamorfosi degli oceani diventi irreversibile, è una trasformazione culturale: ridurre i rifiuti alla fonte, tutelare gli ecosistemi marini come priorità non negoziabile e tradurre la responsabilità collettiva in pratica quotidiana.



