Il 27% della produzione mondiale del greggio passa dallo stretto di Hormuz. Esistono alcune strutture terrestri che rappresentano vie alternative al passaggio nel Golfo Persico, ma i flussi sono più ridotti.
La più importante è l’oleodotto che collega i giacimenti dell’Arabia Saudita al porto di Yanbu, sul Mar Rosso, costruita negli Anni ‘80 quando Riyad ebbe paura che la guerra tra Iran e Iraq potesse chiudere il passaggio delle navi nello stretto di Hormuz.
Un’altra via è l’oleodotto che parte da Habshan negli Emirati Arabi Uniti e arriva al porto di Fujairah, sul Golfo dell’Oman, permettendo alle petroliere di accedere direttamente all’Oceano Indiano.
Secondo le stime di Bloomberg e di Reuters, i due oleodotti messi insieme hanno però una capacità di circa 7 milioni di barili al giorno.
Anche se si arrivasse a una produzione più alta nel breve periodo, saremmo comunque lontani dai 20 milioni di barili al giorno garantiti quotidianamente dal passaggio nello stretto di Hormuz.



