Qualche giorno fa ho letto un articolo tratto dal blog di Garrett M. Graff, giornalista e storico americano.
A proposito della guerra in Iran, Graff è convinto che Trump sia intrappolato in un conflitto disastroso le cui conseguenze negative peseranno per i prossimi decenni sugli Stati Uniti e sull’intero Medio Oriente; un errore di proporzioni epiche da far impallidire la guerra in Iraq.
La mia attenzione si è soffermata tuttavia su una serie di dati relativi al costo della guerra, numeri che invitano a riflettere su cosa si potrebbe fare se dirottassimo le risorse destinate ai conflitti armati verso la tutela delle persone.
Graff riferisce che nella sola prima settimana di guerra il Pentagono ha speso 11,3 miliardi
di dollari, risorse che avrebbero garantito alloggi a prezzi calmierati o l’accesso al Medicaid (la sanità pubblica americana per i più vulnerabili: poveri, disabili, anziani, bambini) a 1,4 milioni di americani.
E ancora: lo scorso anno gli Stati Uniti hanno destinato 150 miliardi in più al bilancio della difesa, cancellando contemporaneamente 35 miliardi all’USAID, a discapito di milioni di persone che vivono nei paesi più poveri del mondo.
È proprio quest’associazione tra guerra, sanità e istruzione che spinge Graff a ricordare il discorso che Eisenhower pronunciò il 16 aprile 1953 davanti alla società americana degli editori di giornali, passato alla storia come “il discorso della croce di ferro”.
“Ogni arma prodotta, ogni nave da guerra varata, ogni razzo lanciato, rappresenta, in ultima analisi, un furto ai danni di chi soffre la fame e non ha da mangiare, di chi ha freddo e non ha vestiti.
Questo mondo di armi non spende solo denaro, spende il sudore dei suoi lavoratori, il genio dei suoi scienziati, le speranze dei suoi figli.
Il costo di un moderno bombardiere pesante è questo: una moderna scuola in mattoni in più di 30 città. Sono due centrali elettriche, ognuna al servizio di una città di 60.000 abitanti. Sono due ottimi ospedali completamente attrezzati.”
Fortunatamente non è solo una voce del passato.
Lo scorso marzo il Presidente del Governo spagnolo Pedro Sanchez ha rifiutato agli Stati Uniti l’uso delle basi militari in Spagna per gli attacchi all’Iran, dichiarando:
“Si può essere contro un regime odioso e allo stesso tempo contro un intervento militare ingiustificato, pericoloso e fuori dalla legalità internazionale.”
Parole che avrebbe potuto pronunciare Eisenhower settant’anni fa.
Ma veniamo a noi.
Per il 2025 l’Italia aveva destinato alla difesa l’1,57% del PIL. Il ministro Giorgetti ha portato quella cifra al 2%, significa 10 miliardi di euro in più all’anno sottratti a sanità pubblica e istruzione, in aperto contrasto con l’art. 32 della Costituzione che sancisce il diritto alla salute e con l’art. 34 che garantisce il diritto all’istruzione.
Mi chiedo: quanto vale un bambino che non riesce a curarsi? Quanto vale uno studente che non può permettersi di studiare? A quali conseguenze porta il mancato rispetto del diritto internazionale?
Le cose sono davvero così brutte come sembrano?



