Il caldo urbano favorisce insetti e roditori: l’IA anticipa la loro presenza

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La gestione degli infestanti nei contesti urbani e produttivi sta vivendo una trasformazione profonda. Per decenni la stagionalità era considerata un fattore naturale di contenimento: il freddo invernale sembrava frenare la proliferazione di insetti e roditori. Oggi questa logica non è più sufficiente. Il riscaldamento globale e la crescente urbanizzazione stanno modificando il comportamento termico delle città.

Secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA), le superfici artificiali e la densità edilizia favoriscono la formazione di isole di calore urbane, con differenze di temperatura fino a 10 °C rispetto alle aree meno urbanizzate.

Anche nei mesi invernali, soprattutto nelle aree densamente costruite, le temperature possono restare elevate rispetto al territorio circostante, riducendo l’effetto di “raffreddamento naturale” che un tempo aiutava a limitare gli infestanti (EEA, Agenzia europea dell’ambiente).

Queste condizioni trasformano le città in vere e proprie città-incubatrici: ambienti in cui calore residuo, infrastrutture chiuse e densità abitativa creano contesti ideali per la sopravvivenza e la proliferazione di insetti e roditori durante tutto l’anno, aumentando la complessità della gestione degli infestanti.

Un rischio che cresce ma resta invisibile

Il cambiamento climatico non è l’unico fattore. Molti ambienti urbani e produttivi mantengono temperature stabili indipendentemente dal clima esterno: magazzini, impianti e spazi chiusi restano favorevoli alla sopravvivenza e riproduzione di parassiti. “Oggi molte infestazioni si sviluppano in ambienti dove la temperatura non scende mai sotto determinate soglie, e questo rende il rischio meno visibile ma più persistente rispetto al passato, perché i parassiti possono riprodursi e insediarsi in continuità tutto l’anno – spiega Andrea Cattarin, Presidente e CEO di SGD Group, società all’avanguardia nei settori della protezione ambientale e del controllo infestanti -.

Quando le colonie si insediano in aree difficilmente accessibili, intercapedini, controsoffitti, locali tecnici i controlli visivi tradizionali non bastano più”.

Secondo l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), la diffusione delle specie aliene invasive in Europa è aumentata del 96% negli ultimi trent’anni, con impatti crescenti sugli ambienti urbani e produttivi.

Quando il segnale diventa evidente, spesso il fenomeno è già strutturato e diffuso, e intervenire in modo casuale può risultare inefficace, aggiunge l’esperto, evidenziando la necessità di adottare modelli di prevenzione basati sull’anticipazione dei rischi.