Alla fondazione Ferrero, in Auditorium, il libro “Cibaria. Curiosità, stranezze, riti intorno al cibo”

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Aspetti curiosi, stranezze e meraviglie del mondo

ALBA (Cn) – Quaranta cibi attraverso i quali si possono raccontare storie curiose e affascinanti da tutto il mondo raccolte in un libro scritto da Luigi Ferrando e illustrato da Gabriele Pino; un libro che sarà presentato giovedì 9 aprile, alle ore 21, nell’Auditorium della Fondazione Ferrero di via Vivaro, 49. Dialogherà con autore ed illustratore la giornalista e “cantastorie di formaggi” (The Cheese Storyteller) Maria Cristina Crucitti.

Per capire di cosa si parlerà citeremo e vi spiegheremo più dettagliatamente dieci esempi.
Sashimi di fugu giapponese (pesce palla). E’ considerata una preparazione molto raffinata; consiste in sottili fette trasparenti disposte artisticamente, spesso a forma di rosetta. Viene servita con una salsa ponzu piccante, erba cipollina giapponese e daikon (ravanello bianco) grattugiato. Granchio di Stalin.

E’ il nome comune dato al granchio reale rosso (Paralithodes camtschaticus), introdotto artificialmente negli anni ’30-’60 dall’Unione Sovietica nel Mare di Barents per scopi economici e gastronomici.

Originario del Pacifico, è diventato una specie invasiva in Russia e Norvegia, adattandosi perfettamente e colonizzando l’Artico. Haggis scozzese. E’ il piatto nazionale scozzese, un insaccato (stomaco di pecora) preparato tradizionalmente con frattaglie di pecora (cuore, fegato e polmoni), tritate con cipolla, farina d’avena, sugna e spezie, originariamente cotte nello stesso stomaco di pecora.

Il Caviale del cowboy (il Rocky Mountain oyster). E’ una fresca insalata/salsa Tex-Mex a base di fagioli (neri e dall’occhio), mais, peperoni, cipolla, avocado e coriandolo, condita con vinaigrette al lime. Ideata negli anni ’40, è un piatto vegetariano, economico e veloce, servito spesso con nachos o come contorno.

Il miele dell’Himalaya. Lo chiamano miele pazzo, proviene dalla Turchia nord-orientale e dal Nepal, è ottenuto da particolari varietà di rododendro e può costare fino a 400 dollari per un vaso da 200 grammi.

Online si trova anche a meno e con tanto di analisi di laboratorio che ne garantisce l’autenticità e il contenuto di graianotossina, una neurotossina responsabile di effetti eufemisticamente indicati come inebrianti e curativi, in realtà allucinogeni che mettono knock out per 12/24 ore chi ne consuma anche solo un cucchiaio.

Detto anche miele pazzo dell’Himalaya, arriva dalle pendici dell’Everest ed è prodotto in primavera e in autunno dall’Apis laboriosa, l’ape mellifera più grande del mondo, di dimensioni tre volte superiori a quelle di un’ape operaia media, e può raggiungere i 3 centimetri di lunghezza.

I favi sono dei grandi semidischi color giallo intenso lunghi fino a un metro, attaccati a rocce situate a oltre 2.500 metri d’altezza. Le mandorle dell’Afghanistan (Badam- e- Shakh Bozi).

E’ una specie di mandorlo originaria di Kholm o del distretto di Tashkurgan della provincia di Balkh, ma si è diffusa in altre zone dell’Afghanistan. Questo albero ha una durata di vita tra i 35 e i 40 anni, con un’elevata resistenza ai parassiti e alle malattie.

Chiamato anche  “mandorla corno di capra” è una varietà tradizionale di mandorla, coltivata prevalentemente in Iran e inclusa nell’Arca del Gusto della Fondazione Slow Food. Il nome deriva dalla sua forma allungata e ricurva, che ricorda appunto il corno di una capra. Il guscio è molto tenero, classificato come carta (o paper-shell), il che lo rende facilmente apribile.

Il sapore è dolce e intenso, ideale per il consumo diretto o per la preparazione di dolci tradizionali. Cresce bene in zone aride e semiaride, tipiche delle regioni montuose dell’Iran. E’ prezioso per la sua resistenza alla siccità e la sua qualità organolettica superiore, ma è a rischio di sostituzione con varietà commerciali più produttive, motivo per cui è tutelata da Slow Food.

La carne di alligatore.

E’ stata descritta come una fonte alimentare sana per l’uomo grazie alla sua composizione ad alto contenuto di proteine e basso contenuto di grassi. E’ cucinata e consumata anticamente e in tempi contemporanei secondo varie ricette degli Stati Uniti meridionali, tra cui la Louisiana. La carne di alligatore ha un sapore unico, spesso descritto come un incrocio tra pollo e pesce (in particolare orata o persico), con una consistenza soda che ricorda le cosce di rana o l’aragosta. È una carne bianca, molto magra, delicata e a volte leggermente dolce, ottima se fritta o grigliata all’aceto balsamico. I nidi di salangana della Thailandia.

Noti come “oro bianco” o “caviale d’Oriente”, sono strutture eduli costruite interamente dalla saliva di alcuni uccelli rondoni del Sud-est asiatico. Altamente pregiati nella cucina cinese, in particolare per la zuppa, sono considerati una prelibatezza e un alimento salutare per la pelle e il sistema immunitario, con costi che superano i 5.000-7.000€ al kg. I mochi giapponesi.

Si tratta di tradizionali dolcetti morbidi e gommosi preparati con uno speciale tipo di riso glutinoso chiamato mochigome, tritato e pestato con acqua e zucchero fino ad ottenere una pasta bianca, morbida e appiccicosa che viene poi modellata in forme sferiche o rettangolari, spesso ripiene di anko (confettura di fagioli rossi azuki), gelato o frutta. La superficie viene solitamente cosparsa di amido di mais o fecola di patate per evitare che appiccichi.

Akutak (o agoutuk) dell’Alaska. A base di vari grassi animali, di volta in volta: balena, caribù, alce, foca con bacche artiche, mirtilli o more artiche e foglie, neve fresca o acqua, noto anche come “gelato eschimese”. Si tratta di un piatto tradizionale, specialmente delle popolazioni Yup’ik e Inupiat. È una “miscela” ipercalorica anticamente consumata dai cacciatori.

Non è solo un dolce, ma un alimento cerimoniale condiviso durante feste e celebrazioni. E’ evidente che si tratta di un esempio fondamentale culturale di adattamento culinario al clima artico, capace di unire la necessità di calorie alla disponibilità di ingredienti locali.

Insomma, soddisfare queste curiosità è anche cultura, conoscenza ed arricchimento circa il nostro mondo, la natura umana ed il variegato ventaglio dei gusti alimentari, immensa possibilità data a questo strano animale chiamato uomo che si sente ma non sempre è tanto diverso dagli altri esseri viventi del Creato.

Le stesse parole dette da Luigi Ferrando ci confermano in queste convinzioni.

«Questo viaggio tra i cibi del mondo non può che lasciare stupiti. Quasi nessun alimento è semplicemente un cibo, come potrebbe esserlo il pane quotidiano. Più spesso si tratta di manifestazioni culturali complesse, con radici profonde e ramificate. Esistono cibi identitari, cibi rari, cibi pericolosi, ma ciò che li accomuna è che, oltre al sapore, raccontano. Sono metafore dei loro luoghi d’origine, chiavi di lettura per interpretare concetti nuovi, spesso profondamente filosofici».

Luigi Ferrando (1973), architetto torinese, si è laureato al Politecnico di Torino, dove ha sviluppato un interesse costante per la tecnologia dei materiali, ambito in cui oggi insegna presso l’Istituto Europeo di Design.

Appassionato collezionista, nel tempo ha raccolto pietre, marmi, carte, ma anche spezie, sali e oggetti legati alla cultura del cibo, guidato da una curiosità per l’origine e l’essenza delle cose.

Viaggiatore attento, affianca alla visita di luoghi e musei l’esplorazione di caseifici, forni, mulini e sorgenti, leggendo il cibo come espressione geografica e culturale. Convinto che il cibo sia una chiave di accesso alle persone e alle relazioni, ne osserva il valore antropologico come gesto di accoglienza e occasione di dialogo.

Accanto all’attività progettuale e didattica, si dedica alla scrittura. Nel suo lavoro affianca al sapere tecnico una costante attenzione per gli aspetti culturali e sensoriali della materia, accompagnando gli studenti a leggere il mondo reale nella sua complessità.

Gabriele Pino lavora come illustratore e comunicatore visivo: collabora con case editrici, giornali e aziende, con la televisione e il teatro. Si definisce esploratore, realizza laboratori di disegno nelle scuole, in associazioni e durante i Festival di illustrazione e non solo. È docente di disegno allo IED di Torino e collabora con il Centro Educativo Filò.

Viaggia nella provincia italiana e nel mondo, principalmente nelle zone rurali, alla ricerca delle creature fantastiche della tradizione orale, che raccoglie nel suo progetto vissuto, scritto e illustrato “Il Bestiario d’Italia”.

Realizza anche opere e piccoli bestiari per enti, associazioni e comuni che si occupano di tutela e lettura del territorio. È cresciuto a Moncrivello e a Cigliano ed è proprio qui che, circondato da Masche, Babau, folletti, Om Servaj, Fate Melusine e Pe’ d’Oca, ha sviluppato la sua passione per le creature fantastiche (www.gabrielepino.it).

Ingresso libero. A seguire Barbaresco e cioccolato.

P.S.: Domenica 12 aprile, dalle ore 10 alle ore 17, Ferrando e Pino saranno protagonisti del workshop di scrittura e disegno Ricettario emotivo: un viaggio nei cibi della memoria che si terrà ad Alba, presso la sede dell’Associazione Alec, in via Vittorio Emanuele 30. Per info e prenotazioni: elleferrando@libero.it.

Fondazione Ferrero –  Via Vivaro 49 | 12051 Alba (Cn) – info@fondazioneferrero.it – www.fondazioneferrero.it  –
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