Energia sporca, conflitti anche

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Dal Medio Oriente all’Ucraina, le guerre seguono ancora le rotte del petrolio e del gas. Così le economie restano schiave dei rincari dell’energia, sempre più ricattabili e vulnerabili.

Le rinnovabili non sono più solo una scelta ambientale: sono l’unica possibilità di indipendenza. Difendere oggi la transizione energetica significa ridurre le tensioni, sottrarsi alle dinamiche geopolitiche più instabili e costruire le basi per un futuro più sicuro.

Eppure, l’Italia continua a incentivare le fonti fossili, mentre rinnovabili, accumuli, reti ed efficienza restano in panchina. Una direzione che ci rende più deboli, non più forti.

La lezione spagnola

Nel pieno dell’instabilità energetica globale, la Spagna indica una direzione chiara. Il 20 marzo, al Consiglio europeo di Bruxelles, il premier Pedro Sánchez ha ricordato che grazie alle rinnovabili l’elettricità è scesa fino a 14 €/MWh, contro oltre 100 in Italia. E non è un caso: Madrid ha anche varato un piano da 5 miliardi per accelerare la transizione e ridurre la dipendenza dai fossili, rafforzando autonomia e stabilità.

E in Italia? Ancora soldi pubblici per danni collettivi!

Nel 2024 il Governo italiano ha speso 48,3 miliardi di euro in sussidi ambientalmente dannosi. Risorse pubbliche destinate a sostenere attività inquinanti che potrebbero invece essere investite nella transizione energetica, nella sanità, nel welfare e nell’innovazione. Non è solo una questione ambientale, ma di priorità. Leggi il nostro report.

Il costo climatico dei conflitti? Altissimo

Le prime due settimane del conflitto in Medio Oriente hanno generato 5 milioni di tonnellate di emissioni di gas serra. “Ogni attacco missilistico è un altro passo verso un pianeta più caldo e instabile”, ha dichiarato Patrick Bigger, direttore dello studio del Climate and Community Institute.