Non ci sarà nessuna fase due dell’esecutivo che potrà, al limite, vivacchiare ancora per alcuni mesi. Ma questa esperienza del governo delle destre a Palazzo Chigi è finita.
Lo stato confusionale li sta spingendo a provare a imporre una riforma della legge elettorale a colpi di maggioranza come hanno già fatto con la riforma costituzionale sulla magistratura.
È falso che si tratti di una riforma fatta nell’interesse del Paese perché è persino peggiorativa del Rosatellum: addirittura, la legge elettorale di Meloni si avvicina più alla legge Acerbo del periodo fascista, che non alla legge Truffa del ’53, per la quale per ricevere il premio di maggioranza si doveva almeno essere maggioranza nel Paese.
Con il Meloncellum, invece, una minoranza nel paese viene trasformata in una ampia maggioranza in Parlamento, alla faccia della democrazia e del popolo spesso evocato a sproposito dalla Presidente Meloni. Se si vuole favorire la stabilità, allora si adotti una legge maggioritaria o si torni al Mattarellum: non ha alcun senso adottare una legge con un impianto proporzionale salvo poi distorcerla con un premio maggioranza spropositato come in questo caso.
Siamo convinti che le forze di opposizione debbano opporsi strenuamente e in modo intransigente a questa schifezza.
Questo è quello che faremo in Parlamento e nel Paese. Alcuni esponenti di maggioranza e, a leggere i giornali anche la stessa premier, accarezzano l’idea di elezioni anticipate, quasi come fosse una minaccia nel caso in cui non riuscisse a ottenere questa legge. Questo scenario, in cui salta la legge elettorale e si segna anticipatamente la fine dell’esperienza del governo Meloni, non sarebbe negativo per il Paese, anzi. Sarebbe un sollievo.



