Sono i periodi più vivaci e divertenti di ogni ciclo di potere: quelli in cui la solennità scivola nella farsa. Stavolta il piano inclinato, per il governo Meloni, è iniziato con le bistecche. Un’implosione a tappe consumata tra patti notarili imbarazzanti, rovesci popolari e inopportune frecce di Cupido. Ecco il diario di bordo di due settimane da manicomio politico.
18 Marzo Bistecca galeotta
Tutto comincia con lo scoop di Alberto Nerazzini sul Fatto. Si scopre che il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro si è dato alla ristorazione. Il problema è con chi: tra i soci della srl “Le 5 Forchette” (destinata a gestire la “Bisteccheria d’Italia” a Roma) c’è una diciannovenne, Miriam Caroccia.
Chi è? La figlia di Mauro Caroccia, condannato per essere il prestanome del clan di camorra dei Senese. Fiuto per gli affari e per le frequentazioni opportune.
20 Marzo Leggero, anzi leggerissimo
Finalmente parla Giorgia Meloni. La premier decide di sfidare le leggi della gravità politica e della decenza istituzionale facendo scudo al suo braccio destro: “Delmastro è stato leggero, ma da qui a connivente…”. La colpa, ça va sans dire, è dei giornalisti: Giorgia evoca lo scoop a orologeria, una “manina”. Il ragionamento è questo: “Oh, sono gli ultimi giorni di campagna elettorale, tiriamo fuori la cosa peggiore che abbiamo contro il governo”. Ma la premier è tranquilla: “Gli italiani valuteranno”.
Mentre la destra è scossa da vicende di carne frollata e parentele scomode, l’Italia vota sulla riforma-bandiera della Giustizia. Il responso è una disfatta senza appello: il No vince con il 53%. Un avviso di sfratto morale: le crepe si allargano.
24 Marzo Il repulisti
La risposta della destra arriva con le dimissioni “spintanee” di Delmastro e Bartolozzi (pure lei tra gli alfieri involontari della rimonta del No. Nordio resta al suo posto (e il giorno dopo si fa impallinare durante il più imbarazzante question time della Camera a memoria di anni). Meloni, in trance agonistica, fa sapere di aver chiesto anche le dimissioni di Daniela Santanchè “per sensibilità istituzionale”. Ma la Pitonessa prova a resistere: la presidente del Consiglio sembra non riuscire più nemmeno a governare i suoi.
25 Marzo Daniela garibaldina
Infine Santanchè si arrende, ma lo fa nei suoi termini: con una lettera a Giorgia intrisa di fiele. Usa l’ironica citazione garibaldina “Obbedisco”, ma poi va a ruota libera: “Sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri”. Traduzione: io pago per tutti, mentre voi fate finta di essere immacolati.
Tommaso Rodano



