L’Iran prepara un protocollo con l’Oman per controllare il traffico nello Stretto di Hormuz nel dopoguerra

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Dietro la retorica sulla sicurezza si cela una leva geopolitica: autorizzazioni selettive, pressione sugli avversari e fine della libertà di navigazione come principio universale.
Lo Stretto di Hormuz non è più un passaggio: è una leva
Nel pieno di una guerra che ha trasformato il Golfo Persico in un campo minato geopolitico, Teheran prova a riscrivere le regole del gioco. Non con proclami ideologici, ma con uno strumento molto più concreto: il controllo delle rotte energetiche. La dichiarazione del vice ministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi, che annuncia un protocollo congiunto con l’Oman per regolare il traffico nello Stretto di Hormuz nel dopoguerra, non è una semplice nota diplomatica. È un messaggio strategico.
Per anni, Hormuz è stato descritto come un “collo di bottiglia” inevitabile del commercio globale, attraversato da circa un quinto del petrolio mondiale. Oggi, invece, appare sempre più come un interruttore politico. E chi lo controlla decide quando accenderlo e quando spegnerlo.