Bicocca-Arca Fondi_Giovani, soldi e pensione: il paradosso del risparmio secondo gli universitari italiani

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La ricerca condotta dall’Università di Milano-Bicocca e ARCA Fondi SGR con la collaborazione di Previverso rivela buone abitudini di risparmio ma scarsa pianificazione previdenziale 

Il ruolo strategico dell’informazione rafforza le competenze decisionali 

Milano– I giovani universitari italiani risparmiano, ma faticano a trasformare quanto accumulato in scelte consapevoli per il futuro, soprattutto quando si parla di pensione e di disponibilità finanziarie al termine del proprio percorso professionale.

È quanto emerge dal progetto di ricerca e formazione “Giovani, Soldi e Previdenza”, condotto da Emanuela Rinaldi e Veronica Cucchiarini del Dipartimento di Scienze Economico Aziendali e Diritto per l’economia dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca e ARCA Fondi SGR, in collaborazione con Previverso, il primo welfare action-lab dedicato alle nuove generazioni, con l’obiettivo di esplorare le sfide e le opportunità legate alla previdenza, sviluppando strategie innovative per il suo miglioramento.

Lo studio analizza abitudini finanziarie, livello di alfabetizzazione economica e percezioni legate alla previdenza complementare, valutando anche l’impatto che ha prodotto sulla conoscenza e consapevolezza di queste tematiche un corso formativo dedicato. Il campione, composto prevalentemente da studenti molto giovani – il 69% ha meno di 20 anni – e in larga parte economicamente dipendenti dalla famiglia (82%), costituisce un universo rappresentativo della fase di transizione verso l’età adulta.

I risultati evidenziano un vero e proprio “paradosso del risparmio”: oltre il 69% degli studenti dichiara di riuscire a risparmiare, ma solo il 6,9% mostra un atteggiamento attivo verso gli investimenti. Il 44% vorrebbe investire ma non sa da dove iniziare, mentre il 36% non è interessato. Il risparmio, quindi, esiste, ma resta spesso passivo e privo di una progettualità di lungo periodo.

Sul fronte della financial literacy, i giovani dimostrano competenze di base in linea con gli standard europei: il 50% comprende il funzionamento degli interessi composti e il 47,7% l’effetto dell’inflazione. Più critico, invece, il dato sulla diversificazione degli investimenti, compresa solo dal 27,7% del campione, segno di una conoscenza teorica non ancora tradotta in competenze applicative.

La famiglia si conferma la principale fonte di educazione finanziaria (72%), mentre l’università è quasi assente da questo processo: il 52% degli studenti dichiara di non farvi mai riferimento. I social media e i content creator hanno invece un ruolo marginale e poco influente. Le decisioni finanziarie appaiono inoltre poco condizionate dai pari, investimenti e pensione infatti non fanno parte delle norme sociali tra coetanei.

Particolarmente rilevante il dato sulla previdenza complementare, il 62% degli studenti non ne conosceva l’esistenza prima del corso e il 65% non aveva mai provato a stimare il proprio fabbisogno pensionistico, nonostante una discreta consapevolezza dell’età di pensionamento e della durata della vita post-lavorativa.

Questo corso formativo ha prodotto un impatto significativo. Le autovalutazioni mostrano un netto miglioramento nella capacità percepita di gestire le finanze personali, di prendere decisioni informate su risparmio e investimenti e di comprendere il funzionamento della previdenza integrativa.

In particolare, il livello di informazione sulla previdenza complementare passa da 1,5 a 5,1 su 10. Crescono anche le intenzioni di adesione e di ricerca attiva di informazioni, mentre diminuisce la difficoltà di immaginare la propria situazione economica futura.

Dalle risposte aperte emerge un cambiamento qualitativo negli obiettivi finanziari, se prima prevalevano desideri generici di stabilità e indipendenza, dopo il corso compaiono obiettivi concretibudget definitipiani di accumulofondi emergenza e una maggiore attenzione alla pianificazione di lungo periodo.

“Dalla ricerca emerge che il principale ostacolo non è il disinteresse dei giovani, ma la difficoltà di immaginare in modo concreto il proprio futuro – spiega Veronica Cucchiarini, psicologa di Milano-Bicocca. 

Anche per questo temi come pensione e pianificazione di lungo periodo non entrano facilmente nelle conversazioni tra coetanei. Per questo diventa fondamentale aiutare le ragazze e i ragazzi a rendere il proprio futuro più vicino e tangibile, perché solo quando il futuro è immaginabile diventa anche qualcosa su cui iniziare a decidere”.

Questa ricerca conferma che i giovani non sono disinteressati al futuro, ma spesso non dispongono degli strumenti per immaginarlo e pianificarlo. Il risparmio è presente, ma rimane fermo, privo di una direzione. Con il progetto Giovani, Soldi e Previdenza abbiamo voluto colmare questo vuoto, dimostrando che un’educazione finanziaria concreta e accessibile può ridurre la distanza psicologica dalla pensione e trasformare la consapevolezza in intenzione di agire” ha dichiarato Patrizia FontanaPresidente Talents in Motion e co-founder di Previverso. 

“I risultati del corso mostrano che quando il linguaggio è adeguato e le competenze sono pratiche, i giovani rispondono, iniziano a porsi obiettivi, a fare scelte informate e a considerare la previdenza complementare come parte del proprio percorso di vita“.

Il progetto conferma quindi che l’educazione previdenziale è particolarmente efficace dove esiste un “vuoto” nella rete di socializzazione finanziaria, e che il principale ostacolo non è il disinteresse, ma la distanza psicologica dal futuroMeno teoria astratta e più esercizi pratici, storie di vita ed esperienze legate al “sé futuro” possono fare la differenza.

In quest’ottica, la collaborazione tra università, operatori finanziari ed esperti di comunicazione rivolti alle nuove generazioni si conferma una leva strategica per rafforzare la consapevolezza economica dei giovani.

“Portare nel mondo universitario la riflessione sulla sostenibilità della previdenza, a contatto diretto con i giovani che si preparano a entrare nel lavoro, è un risultato molto significativo.

Da questo confronto sono emersi segnali incoraggianti, che confermano quanto sia importante far comprendere il valore di scelte capaci di incidere sul futuro individuale e collettivo.

La previdenza complementare rappresenta oggi un’integrazione sempre più necessaria al sistema previdenziale, anche perché il livello di competenze su questi temi è ancora insufficiente. Per questo è fondamentale diffondere una solida educazione economica e finanziaria di base, anche aiutando a riconoscere e superare i principali bias cognitivi che ostacolano una corretta pianificazione del futuro finanziario.

È su questa maggiore consapevolezza che si costruiscono scelte informate in materia di previdenza complementare. Un obiettivo a cui contribuiscono concretamente progetti come quello realizzato con l’Università Bicocca di Milano” ha dichiarato Massimiliano Lattanzi Responsabile Previdenza Complementare di Arca Fondi SGR.