A un anno dall’introduzione del codice Ateco per gli influencer, in Italia si contano circa 40mila professionisti, ma solo il 2,5% ha effettuato il passaggio al nuovo codice.
Con fatturati medi di 24mila euro all’anno, gli influencer italiani sono per il 66% uomini, con età media di 32 anni, e nel 74% appartengono alle fasce “nano” e “micro”, cioè con community che vanno fino a 100mila follower.
I settori in cui si concentra questa professione sono: le relazioni personali, la moda e il beauty, il fitness e il food. Le collaborazioni a pagamento con i brand rappresentano solo il 3,1% dei contenuti pubblicati, mentre la maggior parte serve a costruire fiducia e interazione con il pubblico.
È l’identikit dell’influencer professionista in Italia, ritratto da un’indagine di Fiscozen e Kolsquare.
Nell’aprile 2025 è stata ufficialmente adottata la nuova classificazione Ateco, che per gli influencer ha introdotto il codice 73.11.03 a sostituire o integrare i precedenti 73.11.01 e 73.11.02, rimasti attivi.
Fino a quel momento, l’attività degli influencer non aveva un riconoscimento fiscale specifico e veniva inquadrata attraverso codici generici legati alla pubblicità o ai servizi professionali, spesso non coerenti con la reale natura del loro lavoro. Questo comportava incertezza nella gestione fiscale e contributiva, oltre a una scarsa uniformità tra i professionisti del settore.
Oggi, grazie alla nuova classificazione, per il fisco italiano l’influencer non è necessariamente un content creator, ma una persona che “influenza” attraverso i social (Instagram, TikTok e Youtube in testa) una comunità a fini commerciali con forme di pubblicità retribuita che vanno dai contenuti sponsorizzati a diversi sistemi di affiliazione.
Una professione che nel corso dell’ultimo anno è stata ulteriormente regolamentata dalla pubblicazione di Linee Guida, Codice di Condotta e Albo degli Influencer da parte dell’Agcom.



