Dfp, è coro di allarmi in Parlamento: “Senza crescita il rigore è un rischio”

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Giancarlo Giorgetti, della Lega, durante la trasmissione televisiva ''Porta a Porta'', Roma 22 gennaio 2020. ANSA/FABIO FRUSTACI

Il primo giro di audizioni davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato sul Documento di Finanza Pubblica (Dfp) 2026 restituisce l’immagine di un’Italia sospesa tra la necessità di far quadrare i conti e la paura di una nuova recessione.

Con una crescita stimata appena allo 0,6%, il Paese si scopre fragile di fronte alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e a uno shock energetico che Confindustria non esita a definire come “potenzialmente il più grave della storia”.

Il fronte delle imprese: “Serve una strategia organica”

Le confederazioni dell’artigianato e della piccola impresa (Cna, Confartigianato e Casartigiani) pur condividendo la prudenza contabile del Governo, lanciano un monito chiaro: il rigore non basta se mancano politiche strutturali. L’impennata dei costi di gas e carburanti sta infatti comprimendo i margini delle micro-imprese, rallentando gli investimenti e peggiorando un accesso al credito già deteriorato.

Confindustria, dal canto suo, guarda con estrema preoccupazione al conflitto in Iran: se le ostilità dovessero proseguire fino all’estate, l’associazione degli industriali ritiene inevitabile uno scostamento di bilancio per finanziare aiuti straordinari e la proroga del taglio delle accise.