Molti giornalisti mi chiedono un parere. Il punto è questo: a causa della “tragedia della cultura”, di cui parla Simmel, il passato non è in grado di contenere il presente
E se tu comprimi il presente nel passato, se vuoi farcelo entrare a tutti i costi, finisci per provocare un’esplosione.
Presentarsi in piazza con la bandiera d’Israele, che nasce nel 1948, nell’ambito di una manifestazione che celebra un evento del 1945, è un errore storico, politico, culturale, logico e pedagogico.
A ciò bisogna aggiungere che Israele è uno Stato che occupa la Palestina come i nazisti occupavano l’Italia. Ne consegue che presentarsi alla manifestazione del 25 aprile, che celebra la liberazione da un esercito invasore, con la bandiera di un esercito invasore, è come presentarsi a una manifestazione che celebra la cultura con una bandiera che celebra l’ignoranza. È come allestire un rogo davanti al Salone del Libro di Torino e poi dire che è un gesto di pace.
In una società libera, tutti devono essere liberi di andare in giro con la bandiera che vogliono: Palestina, Israele, Russia. Ma non è un’idea pacifica entrare alla fiera dei libri con la diavolina e la legna secca.
Si può fare in una società libera?
Sì, si può fare, però non devi spacciarla per un’idea pacifica: se fai una cosa del genere, non sei una persona pacifica.
Vuoi fare una cosa del genere? Va bene, falla, ma non presentarti come una vittima in stile Netanyahu perché stai andando all’attacco con un’aggressione culturale.
Ci sono cose pedagogicamente, politicamente, storicamente e logicamente incompatibili.
E poi, scusate, se i membri della Brigata Ebraica risuscitassero, sarebbero fieri della bandiera d’Israele?



