Il Ministro delle Finanze, onorevole Petrit Malaj: “Risultato frutto dell’iniziativa economica che stiamo incoraggiando tramite un ecosistema fiscale e giuridico dotato di incentivi mirati e competitivi e di stabilità normativa, che consente la pianificazione pluriennale degli investimenti privati e la dichiarazione congrua dei profitti. Le casse dell’erario ne hanno benefici senza aumenti di tassazione e a pressione fiscale invariata”
(Fonte: agenzia ATA) Nei primi tre mesi del 2026, le imprese del territorio hanno versato 196 milioni di euro equivalenti di imposte calcolate sugli utili accumulati. I dati ufficiali del Ministero delle Finanze dimostrano un aumento di 22 milioni di euro rispetto allo stesso periodo dell’anno trascorso. Solo nel mese di marzo il bilancio statale ha incassato 122 milioni di euro da questa voce.
Analizzando i ricavi trimestrali aziendali dell’ultimo decennio, si nota un aumento progressivo, di anno in anno, delle imposte pagate sugli utili del conto economico, da 108 milioni a 196 milioni di euro equivalenti, corrispondenti all’82 per cento. “Ciò – spiegano i tecnici del dicastero – indica un aumento dei consumi e del fatturato delle imprese, nonché dei relativi profitti e delle imposte pagate in maniera conseguente. Il fatturato totale delle imprese ha raggiunto i 931 milioni di euro equivalenti sempre nel periodo gennaio-marzo 2026, con un aumento di 601 milioni di euro, indicativo di una espansione della domanda di mercato, nonché un aumento dell’attività nei diversi settori dell’economia, ossia commercio, servizi e produzione”.
Attualmente, in tutto il Paese sono circa 16.000 le imprese che pagano l’imposta sugli utili, mentre le piccole imprese con un fatturato compreso tra 0 e 140.000 euro equivalenti sono esenti. L’aliquota dell’imposta sugli utili per i contribuenti – e per i lavoratori autonomi con più di tre clienti – con un reddito annuo superiore a quest’ultimo scaglione è pari al 15 per cento dell’utile imponibile.



