Quella che si sta aprendo sui litorali italiani non è una estate come tutte le altre
L’immagine dei primi ombrelloni che si aprono è quella della prima estate dopo un cambiamento epocale, per tante ragioni inimmaginabile solo pochi anni fa.
È infatti terminata quella che di fatto in tante parti d’Italia è stata un appropriazione privata di suoli demaniali, quindi in teoria di tutti e inalienabili.
Negli ultimi mesi uno stillicidio di sentenze ha confermato lo stop a qualsiasi proroga delle concessioni che, in ogni caso, potranno essere assegnate solo attraverso gare.
L’esito non era affatto scontato perché il governo Meloni le ha tentate tutte per fermare l’applicazione della Direttiva Bolkestein, aggirando sentenze europee e italiane. Ultimo, pochi giorni fa, il tentativo fallito di inserire nel Decreto infrastrutture la proroga delle concessioni almeno nelle regioni del Sud colpite dall’uragano Harry.
Ci sono dei sindacati dei balneari che non mollano, c’è un ministro come Salvini che non perde occasione per attaccare l’Europa e promettere interventi finalmente risolutivi, ma la realtà è che la strada è segnata e tanti gestori si stanno adeguando a questo nuovo scenario.
I casi locali
Le buone notizie arrivano dai territori, con le cronache di una netta discontinuità con il passato. Il caso forse più clamoroso è a Palermo, dove finalmente è stata messa in discussione la concessione che durava da 116 anni ad una società belga sulla meravigliosa spiaggia di Mondello. La vicenda giudiziaria è ancora aperta ma è davvero difficile che questa eccezione normativa possa sopravvivere.
A Spotorno, in quella Liguria dove è praticamente impossibile stare in spiaggia senza pagare, il comune ha stabilito che almeno il 40 per cento del litorale deve essere a fruizione libera.
Le solite associazioni di categoria hanno gridato allo scandalo e denunciato la chiusura di storici stabilimenti balneari con conseguenze devastanti per l’occupazione.
A Bacoli, in Campania, il sindaco ha vinto al Tar contro il ricorso di 20 concessionari di stabilimenti che chiedevano la proroga e ora potrà approvare un piano di tutela e fruizione della costa che ristabilisce «un principio sacrosanto», per citare le sue parole, «le spiagge ed il mare non sono di proprietà privata da tramandare di padre in figlio, di nonno in nipote».
A Ostia, nel frattempo, si stanno demolendo cabine, ristoranti, muri costruiti abusivamente in stabilimenti gestiti anche dalla criminalità organizzata e il comune di Roma sta procedendo con le gare e ha appena approvato un piano per l’arenile che prevede il 60 per cento di spiagge libere.
I problemi da risolvere sono purtroppo ancora rilevanti. Innanzitutto perché si procede come conseguenza di sentenze di tribunali, quindi in ordine sparso e in assenza di riferimenti normativi. Servirebbero riferimenti per i bandi, in modo da garantire che siano premiate la qualità delle proposte, l’attenzione alla tutela della spiaggia e della natura, le iniziative imprenditoriali locali e giovanili. Il rischio più rilevante è che non si riesca a ripristinare il diritto a poter godere liberamente e gratuitamente del litorale.
Senza un intervento normativo in Versilia, Romagna, Liguria i comuni magari faranno anche le gare ma lasceranno per le spiagge libere, come oggi, i tratti di mare non balneabili dove sversano i depuratori.
Il problema è politico, perché al governo sono sdraiati sulla posizione dei balneari e l’opposizione è silente.
Edoardo Zanchini



