E LA BERNINI CREÒ I CERVELLI DI RIMBALZO

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Per quattro anni università ed enti di ricerca hanno vissuto una stagione straordinaria: migliaia di ricercatori, assegnisti e tecnologi sono entrati nel sistema grazie ai fondi del PNRR. Una stagione accompagnata da una retorica potente:

fermare la FUGA DEI CERVELLI, rendere l’Italia attrattiva, investire nel merito e nel futuro.
I numeri, però, raccontano UN’ALTRA STORIA.
Su oltre 3.200 ricercatori finanziati con il PNRR, il piano straordinario della ministra Bernini offre la possibilità concreta di continuare solo a 847. TRE SU QUATTRO SARANNO FUORI DAL SISTEMA UNIVERSITARIO. Per di più, il piano scarica metà dei costi sugli Atenei: chi ha risorse potrà trattenere i suoi ricercatori, gli altri no. Assegnisti, tecnologi e contrattisti? SEMPLICEMENTE IGNORATI.
Il caso più emblematico è quello di chi è rientrato dall’estero: ricercatori che hanno lasciato laboratori prestigiosi fidandosi delle promesse dello Stato, hanno costruito gruppi di lavoro in Italia e oggi si ritrovano con UN CONTRATTO IN SCADENZA E NESSUNA PROSPETTIVA REALE.
Non è il rientro dei cervelli. È IL LORO RIMBALZO.

La scadenza dei contratti PNRR non è una sorpresa: era scritta nel disegno iniziale. Se non costruisci contestualmente un piano di assorbimento adeguato, la precarietà che segue NON È UN INCIDENTE. È UNA SCELTA POLITICA

Fabrizio Micari