Non è più il calcio di Guardiola

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Nel novembre del 2024 Pep Guardiola si presentava davanti ai giornalisti e alle telecamere, per una normalissima conferenza stampa post-partita, con la fronte piena di graffi. Il Manchester City aveva perso le sue ultime cinque partite e, quella sera, aveva pareggiato 3-3 in casa con il Feyenoord, subendo due gol negli ultimi dieci minuti.

Guardiola aveva iniziato quella partita con un cerotto sul naso perché parlando con Kyle Walker – “una discussione sul calcio di posizione”, secondo il biografo di Pep, Guillem Balague – si era ferito grattandosi dal nervosismo.

Dopo la partita col Feyenoord sembrava che nello spogliatoio avesse litigato con un gatto, o forse con una tigre, a giudicare dalla dimensione dei segni. Va da sé che quel felino era il perfezionismo che Guardiola ha all’interno di se stesso. Quando alla fine della conferenza gli hanno chiesto cosa fossero quei segni, con un sarcasmo strano e fuori luogo – di cui poi si è dovuto scusare – ha risposto che lo ha fatto apposta, che a lui piace farsi del male. Si poteva immaginare che i segni fossero dovuti a un’unghia appena troppo lunga, e magari la domanda era stupida, ma la risposta di Guardiola non chiariva niente.

Com’è possibile che un uomo di più di cinquant’anni, con un’esperienza decennale nel calcio d’élite, capace di vincere quattro Premier League consecutive, sei in sette anni, una storica Champions League, arrivi a questo punto? Possibile che l’allenatore più geniale del calcio moderno, forse di sempre, sia così tormentato dai suoi errori, dai fallimenti?

La stagione passata è stata la peggiore da quando Guardiola ha preso in mano il Manchester City nove anni fa (escludendo la prima, universalmente considerata “di adattamento”): senza trofei, tredici punti dietro il Liverpool e mai veramente in corsa per il titolo, eliminato ai sedicesimi di Champions League dal Real Madrid, vincendo appena 3 partite delle dieci giocate nella coppa più prestigiosa di tutte. Guardiola sembrava perso e nevrotico, persino di più rispetto a quando Mourinho lo aveva portato ad ebollizione durante gli anni della faida spagnola. Si era persino separato dalla moglie e, secondo una ricostruzione di The Athletic che ha parlato con persone vicine a lui, non è mai stato così solo come in quel momento.