“Monte Intesa”: operazione non di finanza, ma di vera industria

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L’iniziativa del CEO Carlo Messina, finalizzata all’acquisizione della storica Banca senese, avrebbe come risultato a regime, entro il 2029, la creazione del secondo Istituto di credito europeo, alla quale si accompagnerebbe, sotto l’egida di Unipol, la nascita della seconda realtà italiana, la futura Banca Montepaschi dalla confluenza fra sportelli MPS e Bper, per ampiezza commerciale e capienza delle attività finanziarie amministrate

Carlo Messina, foto in alto, e Luigi Lovaglio, CEO rispettivamente di intesa Sanpaolo e Monte dei paschi di Siena 

Le comunicazioni congiunte fra le Parti promotrici, pongono l’accento sulla creazione di valore per gli Azionisti – fra i quali alcune delle più importanti Fondazioni di origine bancaria – e sulla salvaguardia dei livelli occupazionali attraverso una turnazione fra esodi volontari incentivati e nuove assunzioni giovanili. Se verrà autorizzata dalle autorità antitrust dell’Unione Europea, Intesa assumerà la titolarità delle attività centrali di MPS, in particolare il pacchetto di controllo di Mediobanca (piazzetta Cuccia) e Generali, mentre la compagnia assicurativa Unipol, acquisendo il logo/marchio di Siena, preordinerà la creazione di Banca Montepaschi, in pratica l’odierna capillare rete Bper a cui si aggiungeranno altre 635 filiali. Cessione quest’ultima che si renderà necessaria al fine di evitare, da parte di Bruxelles, i rilievi su eccessive posizioni dominanti

Carlo Cimbri, Presidente Unipol, foto in alto, e Gianni Franco Papa, CEO del Gruppo Bper

In questo commento editoriale, vorremmo fare passare, per un momento, i numeri, assoluti e percentuali, in secondo piano, così da poterci soffermare sul valore industriale di uno dei progetti in assoluto più articolati: il CEO di Intesa, Carlo Messina, è coralmente apprezzato, dalle Istituzioni e dal grande pubblico, per le proprie capacità di combinare ragionamenti di interesse pubblico e sociale con obiettivi di creazione di valore per Soci e territori serviti (i cosiddetti stakeholders) e di ammortamento dei costi fiscali del debito statale tramite l’acquisto e la conservazione paziente dei relativi titoli nella “pancia” dello stato patrimoniale. La nascita del colosso creditizio – che in maniera volutamente fantasiosa chiamiamo “Monte Intesa” – che diventerà il secondo più capitalizzato in Europa, sopraggiunge in un Paese, l’Italia, che continua sì a detenere la più alta quota europea di “risparmio bancarizzato”, ma nel quale questo primato rischia di diventare fine a se stesso a causa dell’erosione inflazionistica, della prevalente concentrazione sul debito pubblico statale, della difficile destinazione a progetti di rilancio industriale e produttivo. La nuova banca Intesa consentirà di elevare i requisiti patrimoniali per una maggiore affidabilità, grazie alla riduzione del peso incidente dei rischi di sofferenza e di fallimento di mercato degli affidatari, e di offrire al risparmio massivo e aggregato una crescente finalizzazione al segmento “midcap” (Mediobanca) e al prodotti integrativi e assicurativi di alta gamma (Generali). Il maggior numero di filiali andrà chiaramente incontro a una vocazione di tipo specialistico e sempre meno generalista, con gli innesti di IA e transizione digitale.

Il cuore storico di Intesa in piazza san Carlo a Torino: la banca arriverà nel 2029 a una capitalizzazione aggregata di 127 miliardi 

Nello stesso tempo, la prossimità ai distretti, alle filiere, al micro e piccolo risparmio e all’imprenditorialità diffusa, colpita quest’ultima dai vari shock fiscali, energetici e reddituali domestici, resterà garantita dalla futura Banca Montepaschi, presidiata da Unipol e con un network a regime di oltre duemila sportelli concorrenziali, quindi, con gli altri altri Istituti creditizi a vocazione regionale e macro/provinciale a carattere popolare, cooperativo o fondativo in grado di coniugare l’offerta di strumenti tracciabili e “artigianali” con quella di prodotti più ampi, strutturati e complessi.

Il risultato finale sarà quello di una Banca che vede, da un ciclo economico al successivo, accresciuta la propria vocazione sistemica: dal 2008 a oggi, la crescita si è concretizzata tramite le operazioni Intesa Sanpaolo Imi, quindi Intesa Veneto Banca e Intesa Ubi Bre Banca, e adesso Intesa MPS che porta con sé il ridisegno dell’intero settore creditizio e “bancassicurativo” del centro nord su più livelli dimensionali e organizzativi.

E a proposito di Monte, una volta autorizzata questa operazione non è da escludere un’ulteriore scalata volta a innalzare, anche oltre la cinta daziaria europea, il fortino dei risparmi e dei patrimoni nazionali.

Alessandro Zorgniotti