Dopo le parole di Rutte, l’Iran accusa l’Italia: “È complice dell’aggressione, violato il diritto internazionale”

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Dopo le parole di Mark Rutte sui 500 voli statunitensi che sarebbero decollati dalle basi militari in Europa, l’Iran accusa l’Italia di complicità nell’aggressione di Washington a Teheran

“L’Italia e la Romania sono esplicitamente nominate dal segretario generale della Nato come partecipanti all’aggressione contro l’Iran. Essi, insieme a tutti gli altri Paesi europei che hanno sostenuto l’aggressione americano-israeliana contro l’Iran, devono spiegare ai propri cittadini e al mondo perché hanno scelto di colludere in questo palese atto di aggressione e nella commissione di atrocità di massa contro le popolazioni iraniane a Minab, Lamerd, Teheran, Isfahan, Sanandaj, Hamadan, Tabriz, Shiraz, Bandar Abbas”, ha scritto su X il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqei.

“Si tratta di una chiara e schiacciante ammissione della complicità attiva della Nato in una guerra di aggressione illegale contro uno Stato membro sovrano delle Nazioni Unite: una flagrante violazione delle norme imperative del diritto internazionale e dei principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite. L’Organizzazione e i suoi singoli Stati membri che hanno partecipato a tale processo decisionale – ha aggiunto il portavoce – devono essere ritenuti responsabili di tutte le conseguenze”.

Da una parte c’è l’Iran, che accusa l’Italia di complicità; dall’altra gli Stati Uniti di Donald Trump, che accusano l’Italia di pavidità.

Parlando con lo stesso Rutte, ieri (24 giugno) il presidente Usa è tornato ad attaccare Roma e gli altri partner europei: “Sono rimasto deluso dall’Italia, sono rimasto deluso dal Regno Unito, siamo delusi dalla Germania e dalla Francia, siamo delusi dalla maggior parte di loro. La Spagna poi è un disastro. La Spagna è terribile, anche dal vostro punto di vista. Voglio dire, non vogliono pagare nulla, pensano di farla franca”.

Ma l’intervista di Rutte a Fox News ha avuto anche conseguenze sulla politica italiana. Con le opposizioni che hanno subito incalzato il governo, che ha sostenuto – ed è stato anche il principale elemento di frizione con Trump – di aver sempre negato l’utilizzo delle basi americane in Italia per le operazioni di guerra contro l’Iran.

Ma qui c’è una distinzione sostanziale da fare, quella tra voli cosiddetti logistici e cinetici, più strettamente militari: per i primi non è necessaria alcuna autorizzazione governativa, per i secondi sì.

Ed è proprio su questo punto che, nella tarda mattinata di ieri, è intervenuta una nota del ministero della Difesa per provare a gettare acqua sul fuoco e chiarire le parole di Rutte: “Sorprende che il segretario della Nato, che nulla ha a che fare con l’operazione Epic Fury, faccia una ricostruzione che trasmette un messaggio totalmente fallace confondendo la tipologia dei voli autorizzati – ha affermato il dicastero di Guido Crosetto -.

Sarebbe bastato un approfondimento alla fonte per poter avere la reale rappresentazione di ciò che è avvenuto (ed avviene ogni giorno): l’Italia autorizza esclusivamente i voli che sono previsti dai trattati e che escludono totalmente le attività cinetiche.

Come sempre ha fatto e come continuerà a fare in vigenza degli attuali accordi”. In ogni caso, dai registri del ministero risulterebbero 200 voli (e non 500), tutti legati a interventi manutentivi o di rifornimenti.

Nella polemica è intervenuta anche Meloni. Non esplicitamente – ieri, dopo aver partecipato a Foggia alla cerimonia per l’anniversario della fondazione della Guardia di finanza, è volata a Berlino per il vertice E5 con Germania, Francia, Regno Unito e Polonia – ma, come riportano diverse indiscrezioni, con una chiamata direttamente a Rutte, alla Casa Bianca per un incontro con Trump. In cui gli aggettivi utilizzati per definire le parole del segretario Nato sarebbero stati “illogiche” e “insensate”.

(lespresso.it)