Due anni dopo, I Nomadi la registrarono, facendone uno dei successi più importanti degli esordi della band
La storia del brano contiene un paradosso significativo. La Rai lo censurò perché ritenuto blasfemo. Radio Vaticana, invece, decise di trasmetterlo dopo averne compreso il significato.
La stessa canzone si trovò così al centro di due letture istituzionali differenti.
Guccini spiegò che alla base del brano c’erano anche il desiderio di cambiamento e la speranza in un futuro migliore. “Dio è morto” si colloca quindi in una riflessione più ampia sui temi sociali e spirituali, oltre la provocazione suggerita dal titolo.
Per I Nomadi fu un passaggio decisivo degli inizi. Per Guccini, una composizione capace di unire riflessione sociale e dimensione spirituale. La sua storia resta legata a quel contrasto: censurata dalla Rai, trovò spazio proprio su Radio Vaticana.
Fonti: ANSA, la Repubblica, Corriere della Sera, Rai Cultura, Rai WebRadio



