La trattativa permanente tra i partiti, ecco il primo risultato della nuova legge elettorale

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Una nuova legge elettorale ancora non c’è, ma sta già incidendo sulle scelte dei partiti

Le regole del gioco sono la base della strategia politica, e non si limitano a essere decisive sull’esito del voto, ma stanno cambiando lo scenario politico stesso.

Nel 2022, grazie al Rosatellum il centrodestra ha ottenuto la maggioranza assoluta in entrambe le Camere nonostante abbia ricevuto poco meno del 44% dei voti: il vantaggio nei collegi e la divisione del campo largo in tre tronconi ha permesso questo risultato altrimenti impossibile con una legge proporzionale.

La legge attualmente in discussione esalterebbe la quota maggioritaria, aggiungendo un importante premio di maggioranza.

Questo ha accelerato le trattative tra forze politiche: da settimane, il baricentro dell’attività dei partiti non è più orientato all’esterno, alla comunicazione agli elettori, ma all’interno: alla costruzione di alleanze. Anche i messaggi e gli interventi pubblici dei leader sono sempre meno rivolti agli elettori e sempre più agli alleati, basti osservare le dichiarazioni degli ultimi giorni dei vari leader del centrodestra.

Se il campo largo è intento a risolvere il rebus della propria gamba centrista, e il potenziale terzo polo è diviso in più tronconi non facilmente compatibili, nel centrodestra la discussione è tutta su Vannacci.

I Fratelli d’Italia sembrano non essere più intenzionati a ergere barricate contro l’alleanza con il Generale, e stanno iniziando a mostrare aperture, mentre sul versante più centrista Forza Italia non pare intenzionata a far cadere il proprio veto.

Da questo accordo potrebbe dipendere parte rilevante dell’esito delle future elezioni politiche. Alcuni dati, tuttavia, stanno evidenziando come Vannacci non sia semplicemente sommabile alla coalizione di centrodestra, visto che causerebbe una perdita di una quota dell’elettorato moderato dal Polo e una potenziale mobilitazione di una parte di elettorato astensionista di matrice progressista, come accaduto alle legislative francesi.

È inoltre difficile che una politica tutta incentrata su un processo di trattativa permanente e di costruzione e distruzione di alleanze possa coinvolgere e riavvicinare gli elettori alla cosa pubblica, e questa, in tempi di crollo dell’affluenza e di disaffezione, è una pessima notizia.

Così come non può entusiasmare ed essere motore di una nuova fase di mobilitazione un testo che elimini i collegi senza reintrodurre le preferenze, limitando ulteriormente il potere degli elettori.

Le leggi elettorali dovrebbero tradurre il consenso in rappresentanza. Spesso, però, finiscono per modellare il comportamento degli attori politici prima ancora di quello degli elettori. Il rischio è una politica di tatticismi e trattative, che parla sempre più a sé stessa, e sempre meno al Paese.

Giovanni Diamanti