Nel primo trimestre 2026 la pressione fiscale è stata pari al 37,6% del PIL, in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto al 37,3% del primo trimestre 2025.
Va chiarita una cosa: questo è un dato trimestrale grezzo, quindi non va confuso con la pressione fiscale annuale, che si colloca su livelli più alti perché tiene conto dell’intero ciclo delle entrate fiscali e contributive dell’anno.
Il confronto corretto, infatti, è quello indicato da ISTAT: primo trimestre 2026 contro primo trimestre 2025. E quel confronto è netto: la pressione fiscale continua ad aumenta in modo spaventoso.
Non solo. Sempre secondo ISTAT, nel primo trimestre 2026 le entrate totali delle amministrazioni pubbliche sono aumentate del 4,0% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre la loro incidenza sul PIL è salita dal 41,8% al 42,3%, quindi +0,5 punti percentuali. Le uscite totali, invece, sono cresciute meno, del 2,6%, e la loro incidenza sul PIL è leggermente diminuita dal 50,2% al 50,1%.
Dentro questo aumento delle entrate ci sono numeri molto chiari: le imposte dirette salgono da 59,4 a 60,8 miliardi, le imposte indirette da 68,5 a 70,5 miliardi, i contributi sociali da 70,8 a 74,9 miliardi, con un aumento del 5,8%.
Dunque il miglioramento dei saldi pubblici non nasce dalla crescita, ma dall’ennesimo aumento del prelievo fiscale e contributivo. Il Governo Meloni è il governo delle tasse e delle imposte. Tasse e imposte già a livelli record, che continuano ad aumentare.
Questo dovrà essere uno dei punti programmatici centrali della coalizione progressista: abbattere questi numeri, che sembrano freddi nelle tabelle statistiche, ma che pesano ogni giorno sulla vita di milioni di cittadini e sui loro portafogli



