La CENSURA moderna non arriva più col manganello: arriva col MODULO, col regolamento, con l’“autorità indipendente”, con la piattaforma che obbedisce prima ancora che qualcuno ordini. È la censura normativa: elegante, burocratica, igienizzata.
Non ti dicono: “Taci”. Ti dicono: “Parla responsabilmente”, “non disinformare”, “rispetta gli standard”, “evita contenuti dannosi”. Traduzione: puoi parlare, purché tu non disturbi il POTERE.
La LIBERTÀ DI ESPRESSIONE non serve per dire ciò che piace ai ministri, ai giornali di regime o ai professori stipendiati. Serve per dire ciò che irrita, scandalizza, mette in dubbio. Una libertà concessa entro limiti decisi dallo Stato non è libertà: è LICENZA REVOCABILE.
Il problema non è solo chi censura. Il problema è l’idea che esista un’autorità morale superiore al libero individuo, autorizzata a stabilire cosa sia vero, falso, accettabile, pericoloso. Ma la verità non nasce nei decreti: nasce dal confronto, dall’errore, dalla responsabilità personale.
Chi invoca leggi contro le “fake news” sta chiedendo un MINISTERO DELLA VERITÀ. E ogni ministero della verità, prima o poi, diventa ministero della menzogna obbligatoria.
Che fare? Semplice: parlare, pubblicare, decentralizzare, sostenere canali indipendenti, rifiutare il linguaggio del padrone. La libertà non si mendica: si esercita.
Se una frase può mandare in crisi un sistema, non è la frase a essere pericolosa. È il sistema a essere marcio.
Leonardo Facco



