Le città italiane di oggi non sono più quelle degli anni ’50 e ’60. Sono più estese, più dense, più asfaltate, più cementificate.
Hanno perso verde, ombra, suolo naturale e continuità nella ventilazione e tutto questo pesa. Cemento e asfalto assorbono energia durante il giorno e la rilasciano di notte, proprio quando il corpo avrebbe bisogno di recuperare e cosi le temperature minime restano più alte, gli appartamenti si raffreddano meno, le strade diventano corridoi caldi, le piazze superfici roventi.
Poi c’è anche la forma stessa della città. L’espansione delle periferie, la crescita edilizia disordinata, l’aumento della rugosità urbana possono modificare anche il modo in cui le brezze entrano nei quartieri centrali. A Roma, ad esempio, il vecchio ponentino non è scomparso per magia, semplicemente oggi trova una città molto diversa da attraversare. Ecco perché il caldo urbano sembra spesso più esasperante rispetto al passato.
Stiamo vivendo dentro città che trattengono più calore, respirano peggio e restituiscono meno fresco durante la notte.



