La Sacra Sindone di Torino continua a rappresentare uno dei temi più complessi e affascinanti al centro del confronto tra ricerca scientifica, storia e fede
Da oltre un secolo, studiosi, storici, ricercatori e credenti si interrogano su due aspetti fondamentali: la formazione dell’immagine impressa sul telo e la reale datazione del tessuto.
Negli ultimi anni sono state formulate nuove ipotesi e proposte diverse metodologie di studio con l’obiettivo di individuare con maggiore precisione l’epoca di origine del telo sindonico. Si tratta di un ambito di indagine certamente rilevante sul piano storico e scientifico, ma che, da solo, non può esaurire la questione più ampia relativa all’identificazione della Sindone con il lenzuolo che, secondo la tradizione, avrebbe avvolto il corpo di Gesù.
Anche qualora venisse accertata una datazione compatibile con il periodo della Passione e della Resurrezione, questo elemento costituirebbe senza dubbio un dato significativo nel dibattito. Tuttavia, non rappresenterebbe di per sé una prova definitiva né sull’origine dell’immagine impressa sul telo, né sul suo effettivo utilizzo nel contesto evangelico.
Uno degli aspetti più delicati e discussi resta infatti quello relativo alla formazione dell’immagine sindonica. In questo filone si inseriscono anche gli studi condotti dal professor Paolo Di Lazzaro, tra cui il volume La fisica indaga la Sindone, pubblicato nell’aprile 2025, nel quale viene affrontata la possibile relazione tra luce ultravioletta e formazione dell’impronta corporea.
Secondo quanto riportato nello studio, “i risultati degli studi scientifici sulla Sindone non costituiscono la prova scientifica che l’impronta corporea si è formata tramite luce UV”. Si tratta di una conclusione che invita a distinguere con attenzione il piano dell’indagine scientifica da quello della fede e dell’interpretazione religiosa.
La ricerca scientifica può offrire contributi importanti per chiarire alcuni aspetti materiali, storici e fisici del telo. Non può però necessariamente pronunciarsi su eventi che, per loro natura, appartengono alla dimensione del mistero e della fede. Allo stesso modo, la fede non può sostituirsi al metodo scientifico nell’accertamento dei dati storici e materiali.
In questa prospettiva, la datazione della Sindone resta un campo di studio importante, ma non l’unico elemento su cui fondare una riflessione complessiva. Un’eventuale compatibilità cronologica con il tempo di Gesù potrebbe arricchire il confronto, ma non risolverebbe automaticamente il problema dell’origine dell’immagine né quello del rapporto tra il telo e la Resurrezione.
Il dibattito sulla Sindone continua quindi a collocarsi in uno spazio di confine tra scienza, storia, teologia e sensibilità spirituale. È proprio questa complessità a rendere il tema ancora oggi capace di suscitare attenzione, domande e nuovi approfondimenti.
Ulteriori riflessioni e argomentazioni su questo tema sono approfondite anche nel blog L’Enigma della Sacra Sindone, consultabile sul sito dell’autore.
Per alcuni studiosi e credenti, l’immagine sindonica rimane un segno che rinvia al mistero; per altri, un reperto da analizzare attraverso gli strumenti della ricerca storica e scientifica. In entrambi i casi, la Sindone conserva una forza simbolica straordinaria, capace di attraversare i secoli e di alimentare un dialogo ancora aperto tra ragione, fede e ricerca.
Cenni sull’autore
Federico Pellettieri – si definisce credente e appassionato studioso della Sacra Sindone di Torino. Da oltre cinquant’anni segue con attenzione gli studi, le ricerche e le principali ipotesi formulate intorno al telo sindonico, con particolare riferimento alla formazione dell’immagine e alla sua datazione.
Nel suo percorso di approfondimento, l’autore richiama alcune tappe fondamentali della ricerca sulla Sindone: dalla celebre fotografia realizzata nel 1898 dall’avvocato Secondo Pia, che mise in evidenza la particolare natura dell’immagine come negativo fotografico, fino alle indagini scientifiche condotte nel 1978 dallo STURP, gruppo internazionale di studiosi che analizzò il telo con l’obiettivo di comprendere le caratteristiche dell’immagine impressa.
Un ulteriore momento centrale del dibattito è rappresentato dall’esame al radiocarbonio del 1988, condotto da tre università, che collocò la datazione del telo in epoca medievale.
Tali risultati sono stati successivamente oggetto di discussione e di diverse contestazioni da parte di studiosi e ricercatori, senza che la questione sia stata definitivamente chiusa sul piano del confronto scientifico e storico.
L’autore dedica inoltre attenzione alle sperimentazioni condotte presso il centro di Frascati, con riferimento alle ipotesi formulate dai professori Paolo Di Lazzaro e Giuseppe Baldacchini sul possibile ruolo della luce ultravioletta nella formazione dell’immagine sindonica. Le successive ricerche, sviluppate nell’arco di diversi anni, hanno portato a una conclusione prudente: allo stato degli studi, non risulta dimostrato scientificamente che l’impronta corporea si sia formata tramite luce UV.
Alla luce di queste considerazioni, Pellettieri propone una lettura personale del mistero sindonico, distinguendo il piano dell’indagine scientifica da quello della fede. Secondo la sua interpretazione, l’immagine impressa sulla Sindone rinvierebbe a una dimensione soprannaturale e non sarebbe spiegabile soltanto attraverso un meccanismo chimico-fisico naturale, per contatto o proiezione.
La sua posizione si inserisce quindi nel più ampio dibattito sulla Sindone come contributo di riflessione personale, maturato in decenni di studio e osservazione del confronto tra ricerca, storia e spiritualità. Per l’autore, il fascino della Sindone risiede proprio nella sua capacità di continuare a interrogare, ancora oggi, credenti, studiosi e osservatori, mantenendo aperto un dialogo complesso tra ragione, fede e mistero.
Immagine in evidenza tratta da: magnific.com
Articolo di: Federico Pellettieri ©



