E’ diventata uno dei personaggi più discussi e simbolici dell’Italia tra gli anni Ottanta e Novanta
Con la sua intelligenza, il suo carisma e un’eleganza che molti le hanno sempre riconosciuto, riuscì a superare i confini dell’industria hard, trasformandosi in un autentico fenomeno culturale.
Nata in una famiglia cattolica e cresciuta in un ambiente rigoroso, studiò in istituti religiosi, frequentò il liceo scientifico e il conservatorio prima di scegliere una strada che sconvolse la sua famiglia e l’opinione pubblica. Dopo un iniziale periodo di rottura, i rapporti con i genitori si ricomposero, pur senza una piena condivisione delle sue scelte.
La popolarità arrivò a metà degli anni Ottanta grazie ai film per adulti, ma anche alle numerose apparizioni televisive, dove si distingueva per lucidità, ironia e capacità di affrontare senza imbarazzo temi considerati tabù.
Partecipò a programmi Rai e Mediaset, recitò in film di Carlo Verdone e Federico Fellini, pubblicò il discusso Filosofia di Moana, si candidò con il Partito dell’Amore e arrivò perfino a sfilare per Karl Lagerfeld. Il 15 settembre 1994 morì a soli 33 anni, ufficialmente per un tumore al fegato.
La sua scomparsa fu subito avvolta da dubbi, leggende e teorie che alimentarono ulteriormente il mito.
Negli anni successivi libri, documentari e testimonianze hanno continuato a raccontarne la figura, mantenendola al centro dell’immaginario collettivo. A oltre trent’anni dalla sua morte, Moana Pozzi resta un personaggio controverso ma impossibile da ignorare: per alcuni un simbolo di libertà, per altri un’icona della trasgressione. In ogni caso, una donna che ha lasciato un segno profondo nella storia del costume italiano.



