Questo è quello che affermano gli studi e i cardiologi dell’American Heart Association (AHA).
Il rapporto ufficiale, pubblicato lunedì sulla rivista *Circulation*, fa chiarezza su anni di indicazioni contrastanti riguardanti la caffeina e il cuore.
Il consumo di caffè è potenzialmente associato a un minor rischio di diabete di tipo 2, ictus e insufficienza cardiaca, sebbene il suo rapporto con la pressione sanguigna sia complesso e i dati non siano del tutto univoci.
Per decenni, i medici hanno spesso consigliato alle persone con problemi cardiaci di evitarlo. Tuttavia, queste nuove evidenze segnano un cambiamento significativo, distinguendo tra caffè naturale (derivato dai chicchi) e caffeina sintetica.
Recenti studi clinici dimostrano che, anche nei pazienti con problemi cardiaci, il consumo quotidiano di caffè può ridurre del 39% il rischio di recidiva del disturbo.
Gli effetti positivi per il cuore riguardano esclusivamente il caffè tradizionale che conserva una sostanza naturale chiamata cafestolo.
I benefici non si hanno con gli Energy drink. L’AHA rileva che gli energy drink ad alto contenuto di caffeina sono costantemente associati a rischi per la salute cardiovascolare. Tali prodotti sono collegati a improvvisi picchi della pressione sanguigna e a episodi acuti di aritmia cardiaca, anche in soggetti adulti sani.
Mentre alcune persone riescono a smaltire facilmente 400 milligrammi di caffeina – una quantità corrispondente a circa tre-cinque tazze di caffè – altre possono andare incontro a disturbi del sonno e picchi di pressione arteriosa assumendone dosi molto inferiori.
Insomma il caffè fa bene al cuore, al cervello e al metabolismo.
Viva il caffè
Markus GM et al. Caffeine and Cardiovascular Disease: A Scientific Statement From the American Heart Association. Circulation. 2026



