Leone XIV: chiediamo la pace per tutti i bambini, specialmente dove c’è guerra

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Il Papa apre  l’iniziativa “Un milione di bambini recita il Rosario” della fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre rivolta ai piccoli di tutto il mondo, invitati a pregare per i loro coetanei che vivono tra conflitti e difficoltà

“Cinquanta milioni di ‘Ave Marie’ che salgono in Cielo” e si uniscono per abbracciare tutti i continenti, le razze e le nazioni del pianeta, dice il Pontefice, che raccomanda di accompagnare alla preghiera gesti d’amore e opere buone
Tiziana Campisi – Città del Vaticano

Donaci la pace!

Si leva dai Giardini Vaticani la richiesta a Gesù di oltre settecento bambini riuniti con il Papa intorno alla Grotta di Lourdes. Molti di più, insieme a loro, in tutto il mondo, pregano stasera, 1 ottobre, perché cessino guerre e conflitti, grazie all’iniziativa “Un milione di bambini recita il Rosario”, che la fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre promuove da oltre venti anni.

Nata nel 2005 a Caracas, in Venezuela, è stata ispirata dalle parole di padre Pio: “Se un milione di bambini pregheranno insieme il Rosario, il mondo cambierà”. Ma quella che Leone XIV apre quest’anno con tanti piccoli è una nuova edizione.

Perché per la prima volta la campagna si svolge nell’arco di un’intera settimana, da oggi fino al 7 ottobre, festa della Madonna del Rosario, per permettere a diocesi, parrocchie, scuole, comunità e famiglie nei diversi continenti di scegliere il giorno più adatto, ma rimanendo unite nella stessa intenzione di preghiera per la pace e l’unità, come spiega il Pontefice appena giunto tra i bambini.

Stasera e in questi giorni non siamo solo noi a pregare. In tutto il mondo, un milione di bambini prega con noi. Un milione! Pensate: cinquanta milioni di “Ave Marie” che salgono in Cielo da tutte le parti e in tutte le lingue della terra chiedendo la pace, e che si uniscono come in un’unica, grandissima corona del Rosario, per abbracciare e stringere tra loro tutti i continenti, le razze e le nazioni del pianeta.

Da diverse scuole e parrocchie romane, nel verde della Città del Vaticano, già a metà pomeriggio, mentre il sole illuminava ancora i viali alberati e le siepi, si sono radunati bambini italiani, argentini, brasiliani, tedeschi, pakistani, portoghesi, siriani, svizzeri e ucraini. Prima dell’arrivo del Pontefice si sono preparati con un momento formativo-ludico, ascoltando la storia di Bernadette Soubirous: “una ragazza semplice, proveniente da una famiglia povera”, alla quale nella Grotta di Massabielle, a Lourdes, in Francia, è apparsa la Madonna, che le ha chiesto di pregare il Rosario. E con curiosità i bambini hanno appreso com’è strutturata la “corona” con i suoi 59 grani e come usarla.

Poi, insieme a genitori, familiari, accompagnatori e sacerdoti hanno predisposto il loro cuore per raccogliersi in preghiera. “Pensate adesso a una persona per la quale volete pregare – è stato detto loro -. Forse un bambino che vive la guerra. Una persona malata. La vostra famiglia. Qualcuno che è triste o solo. Qualcuno che ha bisogno di pace”.

Il saluto del cardinale Koch

Leone giunge alla Grotta di Lourdes poco prima delle 18, in auto. Un bambino gli porge un mazzo di fiori e insieme a lui il Pontefice lo porta all’altare, ai piedi della Madonna. Poi è una famiglia ad accostarsi al Papa che siede di fronte a tutti accanto Grotta. Gli viene presentato un rosario, il libretto guida preparato per i bambini da Aiuto alla Chiesa che Soffre e un segnalibro, quindi gli porge il benvenuto il cardinale Kurt Koch, prefetto del Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e presidente internazionale di Aiuto alla Chiesa che Soffre, che illustra l’obiettivo dell’iniziativa “Un milione di bambini recita il Rosario”: far scoprire ai bambini “che possono portare a Gesù, insieme a Maria, le sofferenze del mondo”.

“È proprio la voce dei più piccoli, che si affidano a Lui con fiducia, a trovare un ascolto privilegiato nel cuore di Dio” sottolinea il porporato, annunciando la meditazione dei cinque misteri luminosi del Rosario, nei quali Cristo viene contemplato “come la luce del mondo, che illumina le ferite e le speranze dei popoli”.

“Preghiamo per i bambini dell’Ucraina e per tutte le vittime della guerra; per le famiglie della Siria, del Libano e della Terra Santa costrette a lasciare le proprie case; per i cristiani perseguitati in Pakistan e altrove; per la riconciliazione in Sud Sudan; per le famiglie di Cuba e del Venezuela, perché non perdano la speranza” conclude il cardinale Koch. Poi l’invito a chiedere all’Onnipotente “che la paura e l’odio non abbiano l’ultima parola” e ad “accogliere l’amore di Dio e a lasciarlo operare nella nostra vita”, come insegna Maria, facendo si che la preghiera educhi i cuori “alla pace, al perdono e alla cura degli altri”.

Pace per i bambini di tutti i continenti

“Sono davvero felice di stare con voi”, dice Leone nel suo caloroso saluto, che diventa un piccolo colloquio con i bambini. “E voi, ragazzi, ditemi: siete contenti? Siete contenti di essere qui?”. Al corale e vivace “si” dei bambini il Pontefice prosegue: “Questa sera ci siamo radunati per stare insieme alle due persone che ci amano più di chiunque altro. Sapete chi sono? Gesù e chi altro?”. “Maria”, gridano i piccoli. E ricevuta la risposta il Papa prosegue: “Il Signore Gesù e la sua Mamma, Maria, che non ci lasciano mai soli e che sono sempre vicino a noi”.

Poi aggiunge: Vi vogliamo bene, Gesù e Maria, e stasera vi chiediamo un dono speciale: la pace per tutti i bambini del mondo, specialmente per quelli che vivono dove c’è la guerra, in tanti Paesi della terra. Lo facciamo con la preghiera del Santo Rosario, che è una preghiera semplice, che tutti possono recitare.

Accompagnare alle preghiere le opere buone

“Penseremo a Gesù in alcuni momenti importanti della sua vita” continua Leone introducendo alla preghiera e specificando che tali momenti sono quelli in cui Cristo “ci ha fatto dei doni meravigliosi, da non dimenticare”: “quando è stato battezzato al fiume Giordano, quando ha trasformato l’acqua in vino alle nozze di Cana, quando ha annunciato il suo Regno, quando ha mostrato la sua gloria sul monte Tabor e quando, nel Cenacolo, durante l’ultima Cena, ci ha lasciato l’Eucaristia”.

Infine, prima di iniziare il Rosario, il Papa raccomanda ai bambini di associare alla preghiera rettitudine e altruismo.

Ci impegniamo anche a essere buoni e a comportarci bene – a casa, a scuola, al catechismo, con i genitori, con tutti, anche quando giochiamo e quando facciamo sport –, perché le preghiere devono sempre accompagnarsi con le opere buone, con i gesti d’amore. E così cresce la pace!

Con lo sguardo al mondo

È un Rosario intervallato da canti e video che raccontano i conflitti in Ucraina e nel Medio Oriente, cosa sta accadendo in Pakistan e nel Sud Sudan e la realtà in Venezuela e a Cuba quello che il Vescovo di Roma recita con i 1300 presenti, dopo aver benedetto la coroncina del piccolo Tommaso.

È lui che implora la Vergine “di unire tutti i popoli della Terra” e di aiutare gli uomini a capire che “siamo tutti fratelli e sorelle anche se veniamo da Paesi diversi o parliamo lingue differenti” e che le raccomanda tutti i suoi coetanei “che soffrono, quelli che piangono per la guerra, che hanno fame o che sono malati”.

Ad ogni mistero si offrono fiori a Maria e viene proiettato un filmato. Scorrono immagini e testimonianze dall’Ucraina (primo), dalla Terra Santa, dal Libano e dalla Siria (secondo), dal Pakistan (terzo), dal Sud Sudan (quarto), dal Venezuela e da Cuba (quinto).

La prima decina viene recitata in italiano. Le altre vengono, poi, pregate con la prima parte dell’Ave Maria in arabo, urdu, tedesco e spagnolo. Al termine, impartita la benedizione, il Papa firma un’immagine portata da tre bambini poi, lo salutano una rappresentanza di piccoli partecipanti al Rosario e famiglie.

Successivamente il Pontefice si sofferma con alcuni ragazzi diversamente abili e infine percorre il piazzale davanti alla Grotta di Lourdes gremito. In un clima di festa e gioia Leone stringe mani, benedice e abbraccia bambini, scambia qualche parola con gli adulti. In tanti gli si avvicinano lungo le transenne, alzano i telefoni per fotografarlo e filmarlo. Il Papa si intrattiene per diversi minuti, senza risparmiarsi, regalando attenzioni e carezze in particolare ai più piccoli fino alla fine del piazzale antistante la Grotta di Lourdes. Raggiunta, poi, l’auto lascia i Giardini Vaticani.