Nella zona più occidentale della Mongolia, nel mezzo del deserto del Gobi

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Nella zona più occidentale della Mongolia, nel mezzo del deserto del Gobi, c’era un tempo un prospero regno, uno dei lasciti più affascinanti dell’antica Via della Seta.

Khara-Khoto, nota anche come la “Città Nera”, si trova sulla riva orientale del fiume Nalin, a circa 35 chilometri a sud-est della città di Dalaihubu, nella Regione Autonoma della Repubblica Popolare Cinese.

La città fu fondata intorno al 1032 durante il periodo dell’Impero Xi Xia, il regno dei Tangut. I Tangut, di origine tibetana, erano una civiltà nomade e guerriera che riuscì a creare uno degli imperi più estesi dell’Asia, occupando un territorio che copriva parti dell’attuale Cina occidentale e della Mongolia Interna.

In Il Milione, Marco Polo descrive la visita effettuata a una città chiamata Etzina o Edzina, che è stata identificata con Khara-Khoto. Il veneziano la descrive come una città persa nel deserto, ma piena di traffico e di beni.

Nel 1226, la città fu conquistata dall’esercito mongolo di Gengis Kahn, che invece di devastarla, come solitamente faceva con le città conquistate, vi si insediò.
Sotto il dominio Mongolo Khara-Khoto continuò a prosperare per quasi 150 anni, fino al 1372, quando la dinastia Ming pose la città sotto assedio.

Secondo le cronache, il corso del fiume che alimentava il sito fu deviato e i pozzi prosciugati, il che rese impossibile la sopravvivenza dell’insediamento, portandolo al suo definitivo abbandono.

Khara-Khoto rimase abbandonata e sepolta dalla sabbia del deserto per secoli, fino a quando, nel 1908, l’archeologo russo Pëtr Kuz’mič Kozlov riscoprì la città. Durante la sua spedizione, Kozlov trovò una grande quantità di manoscritti, testi religiosi, dipinti su seta, sculture e ceramiche.