La falsificazione artistica, una storia nella storia da non far passare sotto silenzio

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Di Paolo Battaglia La Terra Borgese

La storia dell’arte racchiude un terreno scivolosissimo e proditorio: è quello della falsificazione artistica, da non far passare sotto silenzio

La falsificazione artistica si manifesta già nell’antichità e segna poi cinque momenti critici storici, con Michelangelo, il Salon des Réfusés, Han van Meegeren, Orson Welles e le analisi scientifiche. Il falso, va detto, non è solo una truffa, ma un specchio dei gusti dell’almo mercato di ogni epoca.

Sintetizzando è possibile dunque distinguere sei periodi cruciali e cruciati: l’Antichità; Michelangelo nel Rinascimentoil Settecentoil Salon des Réfusés nell’Ottocentoil Novecento, segnato sia da Han van Meegeren sia dal regista Orson Welles che nel suo celebre film documentario F for Fake (F come falso) mette in bocca a Picasso una frase del tutto inventata ma che ancora oggi è ritenuta realmente pronunciata, come tutte le più grandi bugie della storiae, in ultimo, la diagnostica d’arte.

Nell’Antichità classica del mondo antico e romano si copiavano le statue greche perché c’era molta richiesta e pochi pezzi originali. La falsificazione artistica risale dunque a più di duemila anni fa: in particolare gli scultori romani producevano copie di sculture greche.

Il Rinascimento segna il caso di Michelangelo del 1496, quando l’artista, ancora ventunenne, scolpisce un Cupido dormiente e lo fa passare per un reperto archeologico romano sporcandolo con la terra: secondo talune fonti (con disturbi mnesici?) non per truffa ma per mostrare che sapeva eguagliare gli antichi.

 La vera storia dell’arte tramanda invece una verità storica documentata, e cioè che Il Cupido dormiente era una scultura (poi andata perduta in un incendio) realizzata dall’autore rinascimentale che la invecchiò artificialmente per farla sembrare un’opera antica su consiglio di Lorenzo di Pierfrancesco.

Il fine era quello di vendere la scultura a un prezzo più alto tramite il mercante d’arte Baldassarre del Milanese che aveva orchestrato il tutto, e che, infatti, vendette poi l’opera al cardinale Raffaele Sansoni Riario della Rovere. E, se può strapparvi un sorriso: fu proprio questa truffa, questa scultura raffigurante un dio d’amore di sei sette anni di età, a portare Michelangelo per la prima volta all’attenzione dei mecenati di Roma per il tramite del truffato che ne lodò l’opera. 

Comunque nel Rinascimento, la crescente prosperità della borghesia generò una forte domanda di arte e, per identificare le proprie opere, i pittori iniziarono a contrassegnarle. Questi segni si evolsero in seguito in firme. Quando la domanda di determinate opere d’arte iniziò a superare l’offerta, sul mercato iniziarono a comparire marchi e firme falsi.

L’Ottocento e il SettecentoLa crisi dell’Accademia dovuta al rifiuto di mostre ufficiali con nuove idee, spinge gli artisti a cercare strade diverse e indipendenti. Nasce così il moderno mercato dell’arte la cui genesi si colloca in Francia nella seconda metà dell’Ottocento, nel 1863, con il Salon des Réfusés e con l’ascesa dei primi grandi mercanti d’arte. E con la nascita del mercato dell’arte moderno, i falsari iniziarono a lavorare per ricchi collezionisti. 

Ma il secolo in cui la vera e propria falsificazione fiorì è il XVIII: ad esempio con le scoperte di Ercolano e Pompei il commercio artistico fu invaso da moltissime pitture e sculture che ingannarono anche gli intenditori.

Novecento. Negli anni 1930 e 1940 il pittore olandese Han van Meegeren dipinse false opere di Johannes Vermeer così bene da ingannare i massimi esperti, e così bene da vendere un falso persino ai gerarchi nazisti durante la Seconda guerra mondiale.

Il Novecento e il caso Picasso_Welles. Il Novecento è funestato anche dalla faccenda Orson Welles e Picasso. Nel suo celebre film documentario sulla falsificazione dell’arte F for Fake (F come falso), il regista Orson Welles mette in bocca a Picasso una frase del tutto inventata ma che ancora oggi è ritenuta realmente pronunciata. La frase che – nel docufilm, e non nella realtà – pronuncia Picasso è “Posso dipingere un falso Picasso al pari di chiunque altro”.(1) 

Che si tratta di una frase romanzata in cui l’accuratezza degli eventi si fonde con dettagli inventati per scopi narrativi ed emotivi è dimostrato dalla totale assenza di documenti storici in proposito; per di più: un documento della Università Ca’ Foscari di Venezia in Italia attesta la natura romanzata di tale frase (https://edizionicafoscari.unive.it/media/pdf/article/venezia-arti/2021/1/art-10.30687-VA-2385-2720-2021-07-009.pdf, pagg. 136 e 137). E non è finita qui: tale frase è stata anche storpiata in “Picasso una volta disse che avrebbe firmato un falso molto ben fatto”. Certa è la finalità che Welles affida al suo film, quella di riflettere sul valore dell’arte, sul concetto di originalità e sul mercato dei falsi per esplorare il confine labile tra verità e menzogna nel mondo dell’arte e “attribuire al falso un’autonomia espressiva, decretandolo un genere artistico al pari di altri”.

Ldiagnostica d’arteSe pur possibile senza il rischio di essere scoperti, oggi fare i falsari è molto più complicato. A infastidire profondamente gli artisti del falso è la diagnostica artistica: con la datazione al carbonio, la datazione col biossido di piombo, i raggi x, la fluorescenza, la pirolisi-cromatografia gassosa-spettrometria di massa, l’analisi degli isotopi stabili, la termoluminescenza, la decomposizione wavelet.

AddendumPer falsificazione di oggetti d’arte è da intendersi la contraffazione di opere altrui praticata con intenzione di dolo. Possono ritenersi casi di falsificazione quelli in cui un antiquario vende una copia vantandola come originale, oppure in cui l’oggetto non appartiene all’autore dichiarato o il venditore spaccia per antica un’opera che invece non lo è affatto.

Naturalmente per poter sventare questi inganni il mezzo più sicuro è quello di affidarsi ad un esperto ed onesto conoscitore, che possa riconoscere, eventualmente, le incongruenze stilistiche, anche perché i certificati di autenticità, che solitamente vengono rilasciati da “eruditi”, sono talvolta usati per aumentare il valore economico di un’opera d’arte di importanza mediocre.

Difficile e complessa è la identificazione di opere di pregio, compiute in epoca relativamente recente, perché intorno ad esse la critica non si è ancora potuta approfondire.

Anche la tradizione familiare può essere causa di false credenze, a meno che non sia sostenuta da documenti; così pure le firme sui dipinti non costituiscono una prova positiva di autenticità, infatti, molti artisti, nel passato, non firmavano le loro opere. La validità della firma può essere accettata soltanto quando lo stile del dipinto è chiaramente quello dell’artista. Critici d’arte, storici, tecnici del restauro e scienziati fanno squadra, alleati, per smascherare ogni contraffazione artistica, trovando gli errori e gli anacronismi stilistici. Tante opere false sono facilmente smascherabili con l’analisi chimica del colore che individua pigmenti ancora sconosciuti nel periodo in cui il dipinto avrebbe dovuto essere stato effettivamente concepito.

 Ma i procedimenti scientifici tuttavia non riescono a provare sempre la falsità, oppure assicurare l’originalità di un dipinto; lo strumento fondamentale rimane perciò il giudizio estetico, anche se tratto col soccorso delle diverse scienze tecniche.

CuriositàIl dipinto falso più celebre della storia dell’arte è considerato Cena in Emmaus , dipinto nel 1937 dal falsario olandese Han van Meegeren e spacciato come un capolavoro ritrovato del maestro seicentesco Johannes Vermeer. Questo dipinto fu la vendetta del falsario Han van Meegeren contro i critici d’arte che definivano i suoi lavori personali mediocri e superati.

Van Meegeren dimostrò il suo valore creando un dipinto talmente perfetto da costringere gli esperti a osannarlo, e addirittura il celebre storico dell’arte Abraham Bredius visionò il quadro e lo definì ufficialmente “il capolavoro di Johannes Vermeer di Delft”. La critica credette di aver trovato il tassello mancante che dimostrava l’influenza del Caravaggio sul giovane Vermeer! Oggi il dipinto falso Vermeer si trova al Museo Boijmans Van Beuningen, Rotterdam.

(1) «Un amico di un altro amico una volta mostrò a Picasso un Picasso. “No, è un falso” rispose il pittore. Lo stesso amico si procurò un altro presunto Picasso e Picasso disse che anche questo era un falso. Se ne procurò un altro ma anche questo era falso, disse Picasso. “Ma Pablo”, replicò l’amico “ti ho visto con i miei occhi mentre lo dipingevi.” “Posso dipingere un Picasso falso al pari di chiunque altro”, rispose Picasso.»