Da Domodossola a Berna: il weekend culturale che si scopre in treno

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A bordo del Trenino Verde delle Alpi per raggiungere città d’arte, musei e siti storici che raccontano l’affascinante cultura svizzera e non solo 

Il Trenino Verde delle Alpi collega ogni giorno, ogni due ore, Domodossola a Berna in 2 ore e 20 minuti, attraversando il Passo del Sempione e la linea storica del Lötschberg. Domodossola, Briga, Kandersteg, Spiez, Thun e Berna diventano deliziosi snodi in cui fermarsi per scoprire piccoli mondi tempestati di bellezze naturali, tradizioni locali impreziosite dal fascino della cultura alpina e luoghi d’arte e storia che aggiungono significato, valore e contesto all’intero viaggio.

Per chi ama viaggiare senza fretta, questo tragitto si trasforma in un vero e proprio itinerario culturale che si può percorrere anche in un solo weekend, scendendo alle fermate prescelte e riprendendo il treno successivo grazie ai biglietti giornalieri BLS.

BRIGA (E LA VICINA NATERS) – Un museo modernissimo per sapere di più sull’evoluzione della vita alpina
A cinque minuti a piedi dalla stazione di Briga, il World Nature Forum accoglie i visitatori nel museo più moderno delle Alpi. Qui il patrimonio mondiale UNESCO Alpi Svizzere Jungfrau-Aletsch si racconta attraverso i suoi elementi essenziali: paesaggio, acqua e clima. Nel cinema panoramico, uno schermo curvo di 100 metri quadrati proietta le immagini dei ghiacciai e delle pareti alte delle Alpi bernesi, testimonianza viva della loro formazione.
Le stazioni interattive guidano alla scoperta dei cambiamenti climatici in corso, mentre nella carrozza originale del 1912 della ferrovia della Jungfrau il visitatore sale a bordo di un pezzo di storia alpina, tra i ghiacciai mediterranei del sud e le nevi perenni del nord.
 La BLS mette anche a disposizione un biglietto speciale per chi desidera visitare in giornata la cittadina di Briga e il World Nature Forum con uno sconto sui biglietti del 50%, qua sono disponibili maggiori informazioni.
SPIEZ – Il castello sulla baia tra antichi cavalieri e famiglie nobili 

Costruito a partire dal XII secolo su una penisola circondata dai vigneti, il Castello di Spiez custodisce 1300 anni di storia locale: la tomba di un cavaliere riccamente decorata, risalente al 680 d.C., testimonia che questo lembo di terra sul lago fu un centro di potere già ai tempi della conquista alemanna, mentre i saloni barocchi e rinascimentali raccontano la vita delle famiglie nobili che si sono succedute nel possesso del maniero per quasi settecento anni. Nel museo, oggi gestito dalla Fondazione del Castello di Spiez e aperto da maggio a ottobre, le sale rivivono le diverse epoche accomunate dalla presenza maestosa del castello, dai tornei medievali ai sontuosi banchetti cerimoniali, attraverso attività interattive che rendono la visita un’avventura anche per i bambini.

La mostra permanente del museo è dedicata agli antichi abitanti del castello, mentre ogni anno viene proposta una diversa esposizione d’arte. Accanto al castello sorge la chiesa romanica, tra gli edifici sacri più antichi della Svizzera, con affreschi e una cripta che affonda le radici nell’epoca preromanica. Dalla torre del castello lo sguardo abbraccia il panorama che rende la baia di Spiez una delle più belle d’Europa.

THUN – Il dipinto che ha fermato il tempo nel parco di Schadau 

Nel cuore del parco di Schadau, affacciato sul lago, si conserva un primato che nessun’altra tappa può vantare: il Thun-Panorama è il ciclorama più antico ancora esistente al mondo. A dipingerlo fu l’artista basilese Marquard Wocher che, folgorato dalla bellezza dell’Oberland bernese durante un viaggio del 1808, trascorse l’estate successiva issato su un tetto nel cuore della città vecchia di Thun, a schizzare panorami a 360 gradi.

Impiegò cinque anni, lavorando da solo, per trasformare quegli schizzi in un’opera monumentale: 38 metri di lunghezza e oltre 7 di altezza, completata nel 1814.

Il risultato è un affresco brulicante di dettagli: botteghe, aule scolastiche, vicoli e la quotidianità di una piccola città alpina di inizio Ottocento, incorniciata dalle vette del Niesen e dello Stockhorn. Il panorama, oggi di proprietà della Fondazione Gottfried Keller, è visitabile stagionalmente da marzo a novembre e restituisce l’emozione dell’artista che ancora oggi si può ritrovare ammirando i panorami di questa zona.

BERNA – Sulle orme di Einstein, tra i portici del centro storico Patrimonio UNESCO 

A pochi passi dalla stazione, il centro storico di Berna si apre come un museo a cielo aperto: sei chilometri di portici, facciate in arenaria e la Zytglogge, la torre dell’orologio del XIII secolo che ancora oggi scandisce le ore con le sue figure meccaniche, accolgono i viaggiatori appena scesi dal treno, introducendoli alla scoperta di questo gioiello Patrimonio UNESCO. Ed è proprio all’ombra della torre, lungo la via porticata che attraversa il cuore della città vecchia, che si nasconde uno dei capitoli più sorprendenti della storia della scienza.

Qui, al numero 49, in un piccolo appartamento al secondo piano, Albert Einstein visse con la moglie e il figlio dal 1903 al 1905, mentre lavorava come impiegato all’Ufficio federale dei brevetti.

Fu proprio in queste stanze, arredate ancora oggi in stile d’epoca, che elaborò i quattro articoli del suo annus mirabilis del 1905, tra cui la teoria della relatività ristretta, capovolgendo per sempre le idee sullo spazio e sul tempo. L’appartamento, restaurato e aperto al pubblico dal 1979 e conosciuto come l’Einstein Haus Bern, è una tappa perfetta per chi non vuole lasciarsi sfuggire un pezzo di storia nascosto sotto gli stessi portici che turisti e residenti percorrono ogni giorno.

GOPPENSTEIN – La tappa in più per scoprire le origini di una tradizione viva 

Dalla fermata di Goppenstein, tappa intermedia della linea tra Kandersteg e Briga, con un autobus postale si raggiunge in pochi minuti nel cuore della valle (non compreso nella carta giornaliera Trenino Verde). A Kippel, tra facciate in legno annerite dal tempo e la chiesa di San Martino del XVI secolo, il Museo della Lötschental custodisce oltre 60 maschere di legno che ripercorrono, dalla seconda metà del 1800 a oggi, l’evoluzione dei Tschäggättä, le enigmatiche figure del carnevale alpino che dalla Candelora fino al Martedì Grasso animano ancora oggi le strade dei villaggi.

Intagliate a mano nel pino cembro e avvolte in pelli di capra o di pecora, le loro maschere non hanno un’origine certa: c’è chi le lega alla leggenda dei ladri Schurten, rifugiati nei boschi in ombra della valle, e chi vi riconosce un rito pagano di allontanamento dell’inverno. Ciò che è certo è il loro significato più profondo, che il museo custodisce insieme alle maschere stesse: un simbolo di appartenenza alla propria terra e di orgoglio per una storia tramandata di generazione in generazione.

Accanto alle Tschäggättä, le sale raccontano anche le uniformi dei “granatieri di Dio”, eredità dei mercenari vallesani al soldo di eserciti stranieri. Un mondo di riti e simboli che il pittore Albert Nyfeler, trasferitosi qui per farsi ispirare dalla valle, ha raccontato per una vita intera nei suoi quadri, oggi visibili nella vicina Galleria Nyfeler.

Il Trenino Verde delle Alpi trasforma il tragitto tra Piemonte e Svizzera in un percorso fatto di castelli, musei, botteghe e modalità diverse per scoprire una nuova ispirazione culturale. Quattro fermate (più una) connesse da un unico viaggio devoto alla scoperta e al tempo giusto per apprezzare ogni nuova avventura.