Quando si parla di guerra e armi, ormai il copione è sempre lo stesso

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Il problema non è la guerra, non è l’escalation, non è il riarmo, non è nemmeno il fallimento totale della politica

No. Il problema, a sentire Quartapelle e l’immancabile Guerini, entrambi del PD – e neppure questo è un caso – sarebbe Giuseppe Conte , colpevole di parlare di pace. Peggio ancora: di negoziato.

E qui la domanda è inevitabile: chi si professa progressista, chi si definisce di sinistra, può davvero considerare un problema l’unica posizione razionale e umana, cioè sostenere che il negoziato sia l’unica strada per arrivare alla pace? Perché questo è il punto.

Non il tifo per Putin, accusa ridicola buona solo per zittire chi non si allinea. Nessuno fa il tifo per Putin. Ma senza Putin un tavolo negoziale non esiste, e continuare a fingere il contrario significa solo prendere in giro la realtà.

E allora viene naturale chiedersi anche un’altra cosa: che fine ha fatto Elly Schlein? Dov’è finita la Schlein che in campagna elettorale, per farsi eleggere segretaria del PD, diceva le stesse cose che dice Conte oggi, presentandosi come la variante di sinistra di un partito che con la sinistra ha smesso di avere a che fare da almeno vent’anni? Perché oggi abbraccia senza battere ciglio le tesi di Guerini, Quartapelle, Sensi? Quelle metastasi di destra, filosioniste e guerrafondaie, che hanno infettato un partito che affondava le sue radici nel pacifismo e nel multilateralismo e che, non a caso, proprio a quelle radici deve ancora una parte importante dei suoi voti?

Diciamolo chiaramente: la favola secondo cui per arrivare alla pace bisognerebbe continuare ad armare Zelensky e prolungare la guerra non regge più. Serve solo a tenere in piedi un meccanismo che arricchisce altri: i costruttori di morte, le industrie belliche e, dietro di loro, la grande finanza internazionale

A partire da BlackRock, che non casualmente è tra i principali azionisti di molte di quelle aziende. Altro che difesa dei valori: qui si difendono interessi enormi, economici e geopolitici.

Le reazioni scomposte di certa stampa e di certa politica alle parole di Conte fanno pensare una cosa molto semplice: c’è chi ha paura della pace. E chi ha paura della pace, evidentemente, sulla guerra ha costruito convenienze, rendite, narrazioni e interessi. Anche economici, certo. Le lobby non si difendono gratis.

Del resto, la contraddizione è ormai grottesca: gli stessi che un giorno ci dicono che la Russia sarebbe allo stremo e starebbe perdendo, il giorno dopo la descrivono come una minaccia imminente per tutta l’Europa, così da giustificare altro riarmo, altra spesa militare, altra propaganda. Una costruzione talmente sfacciata da non reggere più nemmeno sul piano logico.

Il riarmo è questo: una gigantesca operazione di transumanza di denaro pubblico. Soldi tolti ai bisogni reali delle persone, al welfare, alla sanità, alla scuola, al lavoro, e trasferiti nelle casse dell’industria delle armi e della finanza che le controlla. Dalle tasche di tutti a quelle di BlackRock e compagnia.

Mentre intanto la grancassa mediatica lavora senza sosta. Basta leggere quello che scrive Nathalie Tocci, che arriva ad augurarsi l’invio di gente sul campo, dunque soldati mandati a morire, oltre ad augurarsi il convincimento della gente sull’ineluttabilità della guerra.

Un’idea che dovrebbe far rabbrividire chiunque abbia ancora un briciolo di senso umano, ma che evidentemente torna utile a chi ha interesse a trasformare la guerra in normalità, ad abituare l’opinione pubblica all’idea che la guerra sia inevitabile.

Io comincerei da una proposta semplice: far firmare a Tocci, a Guerini, a Calenda, ai politici affini e a tutte le penne e le gole impegnate in questo battage pubblicitario sulla guerra, un impegno di arruolamento per loro e per tutti i loro parenti, nessuno escluso.

E poi vedere, subito dopo, quanto resterebbe di tutto questo furore guerrafondaio. Perché è sempre facile invocare il massacro quando a morire devono essere gli altri.

Così quanto sia facile strafottersene di 6 milioni di poveri assoluti e invocare l’acquisto di armi, con la pancia piena, privilegi, 15.000 euro al mese e, forse, qualche lobby a cui presti servizio. E poi dire che sei “a sinistra”. Sì a sinistra di questa reverenda cippa