Gli alberi non sono arredo urbano

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Quando gli alberi smettono di essere “il solito discorso” e diventano tema nazionale, vuol dire che forse qualcosa si sta muovendo.

Da settimane, in realtà da mesi, scrivo dell’importanza del verde urbano, degli alberi, dell’ombra, dei suoli permeabili e di città progettate per essere vissute anche alle tre del pomeriggio con 38°C. All’inizio, come spesso accade, il tema sembrava quasi secondario. C’era chi liquidava tutto come fissazione e chi vedeva in ogni ragionamento sull’adattamento urbano una specie di strana deviazione dal “vero” dibattito climatico.

Qualcuno, con grande fantasia, è riuscito perfino a darmi del negazionista mentre parlavo di alberi, ombra, caldo urbano e protezione delle persone fragili. Una categoria nuova, immagino, il negazionismo fotosintetico.

Ora però vedo crescere l’attenzione. Nei media, nelle discussioni pubbliche, tra amministratori, cittadini e anche tra persone che fino a ieri sembravano considerare questi temi quasi marginali. Non mi interessa prendermi meriti che non ho. Il verde urbano non l’ho inventato io e non ho certo portato io da solo l’argomento al centro del dibattito.

Però una cosa la penso. Quando certi contenuti cominciano a girare, a diventare virali, quando migliaia di persone riconoscono nella propria strada, nella propria fermata dell’autobus, nella propria piazza rovente quello che stai raccontando, allora un piccolo contributo alla conversazione pubblica può esserci e va bene così. Il punto non è chi lo dice per primo, il punto è che finalmente se ne parli seriamente.

Gli alberi non sono arredo urbano, l’ombra non è un dettaglio estetico, il suolo permeabile non è romanticismo ambientalista ed il verde non è un semplice colore da mettere nei comunicati stampa.

Cosi come i condizionatori, la natura può e deve diventare una sorta di presidio sanitario per combattere il caldo intenso. Se questa estate pesante ci sta insegnando qualcosa, è che l’adattamento non può restare una parola elegante nei convegni ma deve diventare marciapiedi ombreggiati, fermate vivibili, scuole meno roventi, piazze attraversabili, quartieri che non si trasformano in piastre di cottura. Poi possiamo anche continuare a chiamarci negazionisti a vicenda ma intanto, per favore, piantiamo alberi veri.

Marco M.M.