SALVINI PARLA COME SE FOSSE ALL’OPPOSIZIONE: MA È AL GOVERNO

0
6
A
Extraprofitti delle banche. Salvini scopre oggi che gli utili miliardari delle banche pongono un problema di equità e propone un contributo del 5%. Benvenuto
Il Movimento 5 Stelle lo chiede da anni, mentre la maggioranza di cui Salvini è vicepresidente del Consiglio ha prima annunciato una tassa sugli extraprofitti e poi l’ha riscritta consentendo alle banche di non versarla, accantonando gli utili a riserva.
Risultato: il gettito della tanto sbandierata tassa del 2023 fu praticamente zero. Non gli serve un’intervista: gli basta portare una norma vera in Consiglio dei ministri e farla votare dalla sua maggioranza. Noi siamo pronti a sostenerla. Lui è pronto a farla approvare oppure gli serve soltanto per la campagna elettorale?
Immigrazione. Salvini dice che “parlano i fatti”. Guardiamoli: nel 2023, con lui vicepresidente del Consiglio, gli sbarchi sono stati 157.651, contro i 105.131 del 2022.
Successivamente sono diminuiti, ma nel 2024 sono stati comunque 66.617 e nel 2025 66.316.
L’immigrazione non si governa con i richiami ai “rastrellamenti”, né con il vittimismo sui processi, ma attraverso accordi europei, canali legali, cooperazione, rimpatri realmente praticabili e lotta ai trafficanti. Salvini prende le distanze dalle parole di Vannacci, ma continua a tenerlo politicamente con sé. Non basta cambiare il lessico se non si cambia la politica.
Sigfrido Ranucci. Qui il garantismo di Salvini funziona al contrario: dice di non voler emettere sentenze, ma chiede subito la sospensione di un giornalista sgradito. Al momento Ranucci non risulta l’organizzatore dell’attentato: ne è stato la vittima e ha negato di conoscere il progetto di Lavitola. Sarà la magistratura a ricostruire ogni responsabilità. La credibilità del servizio pubblico si tutela garantendo autonomia e libertà al giornalismo d’inchiesta, non allontanando un conduttore sulla base delle dichiarazioni ancora da verificare di una persona indagata.
Tirrenica e Aurelia. Salvini promette di “passare dalle parole ai fatti” e di aprire i cantieri entro il 2027. Ma è ministro delle Infrastrutture dall’ottobre 2022: dopo quasi quattro anni annuncia ancora un tavolo tecnico e rinvia i cantieri all’anno delle elezioni. Anche qui non parla un nuovo arrivato, ma il ministro che dovrebbe spiegare che cosa abbia concretamente fatto finora.
Il problema non è che Salvini pronunci oggi alcune parole giuste. Il problema è che dispone del potere per trasformarle in decisioni e non lo ha fatto. Il Movimento 5 Stelle è all’opposizione e da anni propone di colpire davvero gli extraprofitti, sostenere famiglie e imprese e difendere il giornalismo d’inchiesta.
Salvini, invece, è al governo ma, appena si avvicinano le elezioni e aumentano le difficoltà della Lega, torna a recitare la parte del contestatore.
I cittadini non hanno bisogno di un vicepresidente del Consiglio che protesta contro il proprio governo: hanno diritto di sapere perché non abbia fatto ieri ciò che promette oggi.