A Lana l’agricoltura cambia forma tra birra, mele e vino

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A Lana l’innovazione agroalimentare passa da una birra senza alcol, da una bevanda effervescente ricavata dalle mele a polpa rossa e da vigneti coltivati secondo criteri biodinamici

Dietro queste produzioni ci sono soprattutto aziende familiari e piccoli laboratori che stanno diversificando attività legate da generazioni all’agricoltura e alla trasformazione alimentare.

Lana si trova in Alto Adige, circa 8 chilometri a sud di Merano, nel punto in cui la Val d’Ultimo sbocca nella conca meranese e incontra la Valle dell’Adige. Il territorio comunale si estende dal fondovalle, occupato in larga parte dai frutteti, fino ai versanti montani e al Monte San Vigilio.

Questa differenza di quota contribuisce alla compresenza, nel giro di pochi chilometri, di colture e vegetazione proprie di ambienti diversi: meleti e vigneti alle quote inferiori, castagneti e boschi salendo verso la montagna. La storia dell’abitato è strettamente legata alla posizione lungo antiche vie di collegamento e allo sfruttamento agricolo della conca meranese.

Insediamenti nell’area sono attestati fin dalla preistoria, mentre nel Medioevo il territorio si organizzò intorno a masi, chiese e residenze signorili. Per secoli agricoltura, viticoltura e allevamento hanno costituito la base dell’economia locale; tra Ottocento e Novecento la frutticoltura, favorita anche dalle opere di bonifica e irrigazione del fondovalle, acquistò un peso crescente.

Il comune odierno comprende Lana di Sopra, Lana di Mezzo e Lana di Sotto, nuclei un tempo più nettamente distinti e progressivamente saldati dall’espansione dell’abitato.

È in questo contesto che si inserisce la storia della famiglia Laimer. Il Pfefferlechner, maso nel centro di Lana documentato almeno dal 1297, fu acquistato nel 1895 da Josef Haberle, bisnonno di Martin Laimer. Nel 1981 Martin, con la madre e i fratelli, aprì qui il Pfefferlechner-Keller, dove al vino della casa si accompagnavano speck, formaggi e altri piatti della cucina sudtirolese.

Da questa attività è nato, molti anni dopo, il progetto Freedl di Maria Elisabeth e Max Laimer, dedicato alle birre artigianali analcoliche. I due fratelli hanno lavorato sul processo di fermentazione per ottenere prodotti con una presenza di alcol molto ridotta senza limitarsi alla dealcolazione di una birra già finita.

Il marchio si presenta come il primo birrificio italiano specializzato nella produzione craft analcolica. Le ricette mostrano anche una ricerca sugli ingredienti.

Alla Classic si affianca la Citrino, prodotta con scorza di limone e foglie di kaffir lime, mentre nella Calma viene utilizzato basilico coltivato in Val Venosta. È una produzione distante da quella che storicamente caratterizzava un maso altoatesino, ma cresciuta all’interno di un’impresa familiare che aveva già affiancato alla campagna la ristorazione e la trasformazione delle materie prime.